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IL WWF:  UNA SITUAZIONE FUORI CONTROLLO IN TUTTA LA REGIONE
 
Casi come quello della provincia di Siena favoriti da normative regionali che stravolgono le leggi nazionali.
 

Capriolo (WWF/F.Cianchi)

Capriolo (WWF / F.Cianchi)

In questi giorni è emersa all’attenzione della cronaca la questione degli abbattimenti di ungulati effettuati nelle Riserve Naturali della Provincia di Siena, con procedure e modalità che secondo la Magistratura inquirente potrebbero configurare ipotesi di reato.

Il WWF esprime un giudizio fortemente negativo sul tipo di gestione delle azioni di controllo della fauna che sono state portate avanti in questi anni, tanto in Provincia di Siena quanto nelle altre province Toscane.
 
La vicenda senese ha infatti aperto il sipario sulle modalità di svolgimento di abbattimenti o catture nell’ambito delle cosiddette ‘attività di controllo’ della fauna selvatica in Toscana (soprattutto ungulati come cinghiali, caprioli, daini, cervi, ma anche volpi, piccioni, storni e altre specie), il cui scopo dovrebbe essere quello di contenere il sovrannumero di certi animali per la tutela degli ecosistemi e delle colture agricole.

In realtà, sia la mancanza di riscontro scientifico delle stime numeriche degli esemplari, sia le modalità con cui sono consentite queste attività, hanno trasformato le attività di controllo della fauna, che dovrebbero essere strumento di gestione di situazioni specifiche e eccezionali, in un mezzo legalizzato per permettere l’attività venatoria in qualunque periodo dell’anno ed in tutto il territorio, inclusi parchi ed aree protette.

Il tutto, in un quadro assolutamente fuori controllo che il WWF contesta da anni, in cui deviazioni ed abusi sono facilitati da una regolamentazione regionale che stravolge le leggi nazionali:

·        non solo possono effettuare questi abbattimenti le guardie provinciali e forestali, eventualmente coadiuvate dai proprietari dei fondi, come prevedeva la Legge Nazionale 157/1992, ma anche qualsiasi cacciatore che abbia svolto dei minimali corsi di ‘istruzione’. Con il risultato che in Provincia di Firenze i cacciatori abilitati sono ben 11.422, in Provincia di Siena 11.011, a Pisa 4.102, e così via. Un esercito di decine di migliaia di cacciatori che, grazie a delibere e ordinanze delle varie Province, si muove ormai tutto l’anno sul nostro territorio con controlli minimi e modalità estremamente permissive;

·        agli interventi di abbattimento, a seguito delle ultime modifiche normative  del 2010, non è più necessaria neppure la presenza di almeno una guardia provinciale, ma è sufficiente una guardia volontaria di un’associazione venatoria;

·        la legge regionale permette l’utilizzo di trappole da parte di cacciatori semplicemente autorizzati dalle Province, quando invece il loro utilizzo è vietato da norme nazionali e internazionali;

·        per alcuni interventi sugli ungulati si tende ad escludere il preventivo parere dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e per quanto riguarda studi e monitoraggi questi non vengono effettuati regolarmente neanche nelle aree vocate per le specie che si vogliono abbattere;

·        la necessità preliminare di sperimentare tutte le attività possibili di prevenzione incruenta dei danni alle colture e la scelta di effettuare catture piuttosto che abbattimenti della fauna sono in genere ignorate o inadeguatamente applicate;

·        la valutazione di incidenza per gli interventi sulla fauna (attività di caccia o di abbattimento selettivo che siano) effettuati nelle aree a regolamentazione speciale della rete Natura 2000 è spesso effettuata in modo inadeguato o addirittura ignorata.
 
In questa situazione di stravolgimento normativo, gli abbattimenti vengono permessi dalle Province in aree protette, fuori dalla stagione di caccia, di notte, con modalità anomale come addirittura lo sparo da autoveicoli. Le stesse distanze di sicurezza da abitazioni e infrastrutture sono spesso ignorate in questi interventi.
 
E’ evidente come quanto sopra favorisca facili abusi, con abbattimenti che, sfruttando anche la carenza dei dati faunistici a disposizione e la generale mancanza di controlli, sono ben più orientati ad esaudire le aspettative dei cacciatori che ad affrontare realmente le problematiche di tutela della biodiversità e dei danni alle colture agricole.

E’ infatti palese come ci sia chi vuole sfruttare questi meccanismi per andare a caccia tutto l’anno (e le norme regionali sembrano costruite apposta per permettere questo), spesso intervenendo per ridurre proprio le popolazioni di quelle specie (come cinghiale e capriolo) che a loro volta sono state ripopolate (e in parte continuano ad esserlo) a fini di caccia.
 
Il WWF contesta duramente il sistema di gestione della fauna selvatica in Toscana, che sta causando gravi danni faunistici e ambientali in tutto il territorio, e in  particolare nelle aree protette, oltre che comportare importanti rischi per la sicurezza pubblica.

Si pensi infatti che in ogni momento e in ogni luogo della regione un cittadino può imbattersi a sua insaputa in una battuta di caccia ad ungulati, a cui si spara con fucili di enorme potenza e pericolosità, anche fuori dalla stagione e dagli orari normali per la caccia, e addirittura in aree protette.
 
Per tutto questo il WWF si batte e continuerà a battersi perché la normativa regionale in materia di caccia venga modificata.

Si tratta, a nostro avviso,  di norme incostituzionali che pregiudicano l’unitarietà della tutela della natura garantita dalle leggi dello Stato. E’ per questo che il WWF guarda con attenzione a tutte le iniziative, come quella in corso a Siena, che tendono ad evidenziare le storture di queste pratiche e, nei casi di processi vertenti su questi temi, invierà alla Magistratura un dossier a dimostrazione delle anomalie della normativa della Toscana, per chiedere che venga sollevata la questione di legittimità costituzionale.
 
Firenze, 4 marzo 2011                                       WWF TOSCANA

Il bambino usato nella propaganda 2009 di FedercacciaPubblichiamo la bella lettera che Roberta Luberti, medico psicoterapeuta, ha inviato al Sindaco di Rignano sull’Arno che ha promosso la partecipazione dei bambini delle elementari a iniziative dei cacciatori.

Un’iniziativa, “davvero innovativa”, che va diffondendosi in tutta Italia e che ha come obiettivo il “ripopolamento di cacciatori”…

 

Gentile Sindaco,

ho letto su La Nazione del 1° febbraio, nella pagina dedicata alle notizie sul Valdarno, un articolo firmato da Antonio Degl’Innocenti, dove si dà notizia di un’iniziativa  della sezione venatoria dell’ARCI  e del Comune.

In tale articolo si dice che “l’associazione rignanese ha voluto mostrare a bambini e insegnanti che la caccia non è di per sé distruttiva per l’ambiente, ma anzi, se accompagnanta dall’impegno nella gestione per tutto l’anno (….) è un trampolino per una migliore conservazione e tutela della fauna”.

Il problema che voglio porLe è legato alla lezione di indifferenza, somministrata a soggetti in età evolutiva, verso la sofferenza e l’uccisione di creature viventi, seppure non umane. Sofferenze ed uccisioni neanche dettate da necessità di sopravvivenza, ma dalla passione per un’ attività cruenta. Tale lezione di indifferenza, se è vero quanto riportato nell’articolo, avrebbe avuto appunto la finalità  di dimostrare che la caccia non è di per sé distruttiva per l’ambiente.

 Non voglio dilungarmi troppo, ma Lei sa bene quanti modi realmente efficaci e non violenti ci possono essere per tutelare l’ambiente.

Riporto ancora uno stralcio dell’articolo: “…Questa volta anche gli alunni hanno partecipato alle catture che si concludono, poi, con la liberazione degli animali in zone prestabilite. L’emozione dei ragazzi nel vedere da vicino gli animali è stata più che palpabile, ….Anche i cacciatori (…) hanno ottenuto una soddisfazione impagabile data dall’entusiasmo dei ragazzi che hanno apprezzato la figura del cacciatore nel suo complesso”.

Cosa significa nel suo complesso? Che siccome fanno delle azioni per l’ambiente (azioni la cui utilità e chiarezza degli intenti è peraltro messa in dubbio da molti. Ma non voglio ora entrare in questo merito), per il famoso principio per cui una mano lava l’altra, si può soprassedere e tacere anche  sulla sofferenza arrecata? Cosa per l’appunto è stato detto ai bambini sulle sofferenze che i cacciatori infliggono? E’ stato detto che anche gli altri esseri viventi provano emozioni? E sono stati mostrati i danni che i cacciatori arrecano in moltissimi casi al territorio, agli animali domestici e agli stessi esseri umani?

O queste sono comunicazioni non adatte ai bambini? Direi invece che  non sono “adatte” la negazione o la minimizzazione dell’aspetto più rilevante della pratica dello “sport” della caccia, e cioè che è uno sport che porta morte.

Ritengo quindi questa operazione pedagogicamente molto discutibile in quanto, seppure immagino -e spero- messa in atto in buona fede dal Comune, essa si traduce nei fatti nel dare ai bambini/e informazioni mistificanti, oltre che neganti (negazione quale moderna versione della comunicazione che gli animali non proverebbero dolore fisico) aspetti importanti della realtà.

Della stessa negazione sono fatti oggetto i bambini, i quali, notoriamente, se non condizionati, amano istintivamente gli animali e con essi si identificano, a tal punto che la psicologia infantile per indagare gli aspetti che riguardano il mondo interno dei bambini utilizza personaggi animali (ad es. Blacky Pictures, Child Apperception Test, Sceno-Test, …). Viene da chiedersi quale meccanismo di scissione emotiva e di pensiero sia obbligato a compiere un bambino per poter fronteggiare un’angoscia di morte così ingestibile.

Questo in un periodo difficile, ma nel quale le conoscenze sulla cultura della non violenza, comprendente l’attenzione all’ambiente e al rispetto per tutti i viventi, nonché le possibilità di accedere a tali conoscenze, sono comunque tante: ritengo doveroso farne parte ai bambini e alle bambine, nell’ottica di una formazione coerente e non foriera appunto di pericolose scissioni.

Auspico con tutto il cuore che le iniziative lodevoli a favore della non violenza, con particolare attenzione all’ambiente, che Voi sicuramente ancora farete, escluderanno insegnanti tanto discutibili, quali sono i cacciatori, se non per additarli, coerentemente, ad esempio negativo.

Roberta Luberti

Indirizzi a cui è possibile inviare mail:
sindaco@comune.rignano-sull’arno.fi.it, giunta@comune.rignano-sullarno.fi.it, segretario@comune.rignano-sullarno.fi.it, f.balestri@istruzione.it, direzione-toscana@istruzione.it, urp@istruzione.it

Il Governo ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale la Legge regionale della Calabria sul calendario venatorio 2010/11, dando ascolto alle ragioni dell’Europa e della tutela degli animali selvatici.

Le Associazioni WWF, Lipu, Legambiente, Lav,  Enpa sono soddisfatte  della risposta responsabile data dal Governo, pur dovendo registrare che il provvedimento arriva a stagione di caccia ormai conclusa e quindi in questi mesi in Calabria  sono stati illegalmente uccisi migliaia  di animali con danni irreversibili per l’ecosistema.

Le associazioni hanno quindi richiesto che la Conferenza delle Regioni e delle  Province autonome si attivi subito al fine di evitare per la prossima stagione venatoria qualsiasi atto lesivo dei diritti della fauna e dei cittadini.

Le Associazioni WWF, Lipu, Legambiente, Lav,  Enpa,  che avevano  chiesto al Consiglio dei Ministri di impugnare l’art. 50 della legge della Regione Calabria n. 34 del 19 dicembre 2010 “Stagione venatoria, giornata di caccia, legge regionale n. 9/1996”, avevano sottolineato  nella richiesta al Governo come “la frequenza con cui tale deprecabile ed illegittimo comportamento delle Regioni si ripete rende necessaria l’adozione di una opportuna e rapida iniziativa  del Governo, con l’impugnazione della norma di cui sopra dinanzi alla Corte Costituzionale”.

Siamo di fronte ad una  sistematica  ed arrogante violazione da parte delle Regioni italiane – del nord e del sud, e di tutte le appartenenze politiche- delle regole Europee per la tutela della fauna selvatica e della biodiversità. 

Nell’ultima stagione venatoria, appena conclusa, il Governo ha già dovuto impugnare  altre 4 leggi regionali sull’attività venatoria (di Liguria , Lombardia, Abruzzo e  Toscana ) perché clamorosamente non rispondenti ai parametri della legge nazionale sulla caccia, delle leggi europee  e delle sentenze  della  Corte Costituzionale.

Il caso della Regione Calabria è particolarmente grave ed eclatante: la  Regione  aveva emanato un calendario venatorio  illegittimo, sospeso dal Tar (su ricorso di numerose associazioni ambientaliste ed animaliste ), perché non rispondente all’art.  42 della  “legge comunitaria” che stabilisce una più attenta tutela della fauna  selvatica, e il divieto di caccia  in alcuni periodi delicati   (nidificazione,  riproduzione e dipendenza,  ritorno ai luoghi di nidificazione ) .
 
La Regione Calabria ha  poi approvato, dopo l’ordinanza del TAR del 5 novembre che sospendeva la caccia,   un secondo calendario in linea con le norme.     Poi il 23 dicembre  ha di nuovo  modificato il calendario venatorio,  approvandone uno  sostanzialmente  uguale  a quello che il   giudice   aveva   ritenuto non conforme alle  norme  europee ed annullando di fatto quello scaturito dall’ordinanza del giudice.  Come se non bastasse  l’art.50, nella legge  la modifica è stata fatta con un articolo inserito nella  legge  finanziaria regionale,    impedendo così anche la possibilità di ricorrere nuovamente alla giustizia amministrativa.

Un referendum partito nel 1987, tra ricorsi e controricorsi, ha concluso il suo iter solo ora…

Camoscio alpino (F.Cianchi)La Corte d’Appello di Torino, infatti, ha ribadito la legittimità della richiesta referendaria. Tutto il mondo ambientalista plaude al risultato, caparbiamente ottenuto dopo 23 anni (!) dal “Comitato promotore per il referendum regionale contro la caccia”, coordinato da Pro Natura e LAC.

Il Comitato, nato nel 1988, è composto – oltre che dal WWF Piemonte e Valle d’Aosta – da Associazione Radicale, Circolo Darwin, Circolo Nuclei Operativi Ecologici, Club Alpino Italiano – Commissione Tutela Ambiente Montano, Club Protezione Animali, Comitato regionale Democrazia Proletaria, Italia Nostra, Lega per l’Ambiente, Lega Antivivisezione, Lega Italiana Protezione Uccelli, Lista Verde, Lista Verde Civica e Telefono Verde Piemonte, oltre naturalmente a Pro Natura.

Hanno dichiarato le associazioni: “La Regione Piemonte dovrà da subito riattivare le procedure referendarie per fare esprimere gli elettori piemontesi sulla caccia”.

“Il referendum – spiegano dal Comitato – non chiederà l’abolizione della caccia (non era possibile). Ne chiederà però un sostanziale ridimensionamento, fatte salve le esigenze dei settori produttivi che potrebbero subire contraccolpi negativi da una presenza squilibrata di fauna selvatica sul territorio”.

DI COSA SI OCCUPERÀ IL REFERENDUM

1) Limitazione al numero delle specie cacciabili. Il quesito prevede che rimangano cacciabili solo quattro specie: lepre, fagiano, cinghiale e colino della Virginia (una specie di origine esotica introdotta ad esclusivi fini venatori, la quale, nel frattempo, è però stata inserita nell’elenco di quelle protette a livello comunitario e quindi depennata anche a livello regionale). Rimarrebbero quindi tre sole specie cacciabili.
Da notare che, rispetto alla legge vigente nel 1988, il referendum chiede la protezione di 37 specie. Di queste, ben 25 sono oggi ancora cacciabili (17 specie di uccelli, 8 specie di Mammiferi):

quaglia,  tortora, beccaccia, beccaccino, pernice rossa, starna, cesena, tordo bottaccio, tordo sassello, germano reale, colombaccio, cornacchia nera,
cornacchia grigia, gazza, pernice bianca, fagiano di monte, coturnice; 

coniglio selvatico, muflone, lepre bianca, volpe, camoscio, capriolo, cervo, daino.

Il quesito referendario continua a prevedere la possibilità di intervenire con abbattimenti di controllo laddove l’eccessiva presenza di fauna selvatica dovesse comportare danni alle attività agricole.

2) Divieto di caccia nella giornata di domenica. Scelta legata soprattutto alla necessità di evitare situazioni di pericolo per tutti i frequentatori dell’ambiente “disarmati” (escursionisti, agricoltori, cercatori di funghi, ecc.). Oggi la caccia è permessa solo per alcuni giorni della settimana, ma la domenica è sempre tra questi.

3) Divieto di cacciare su terreno coperto da neve. Già oggi è così: sono tuttavia previste numerose eccezioni (ad esempio la caccia alla volpe, agli ungulati e alla tipica fauna alpina) che il quesito vorrebbe invece eliminare.

4) Limitazione ai privilegi concessi alle aziende faunistico-venatorie. Di fatto, nelle ex riserve private di caccia si possono abbattere animali in numero molto maggiore rispetto al territorio libero, non dovendosi applicare i limiti di carniere per molte specie. Il referendum vuole abolire questo privilegio per chi può permettersi di andare a caccia in strutture private.

Cronistoria del Referendum, cosa stabilisce la sentenza >>

Articolo tratto da WWF Piemonte e Valle d’Aosta

 

Una finestra colpita da un proiettile di grosso calibroAnche l’Associazione Vittime della Caccia presenta il suo bilancio, con un dossier contenente i dati  scrupolosamente raccolti nel corso della stagione venatoria da poco terminata.

Un bilancio molto simile a quello degli anni precedenti: 25 morti (di cui uno non cacciatore) e 75 feriti (di cui 16 non cacciatori) con armi da caccia in ambito venatorio.

Nel 2010 si erano contati 24 morti e 71 feriti, grosso modo gli stessi che incontriamo anche negli anni precedenti: 25 morti e 78 feriti nel 2009; 30 morti e 79 feriti nel 2008. 

Non sono pochi i comuni cittadini, non cacciatori, ad essere finiti – loro malgrado – nel dossier. Capita infatti, come è accaduto a Giampaolo Piomboni, sposato e con due figli, di venire uccisi mentre si raccolgono funghi in un bosco,  oppure di venire colpiti facendo jogging sull’argine del Po o pedalando in bici con il figlioletto sul seggiolino, o ancora di ritrovarsi feriti al volto mentre si gioca nel cortile della propria casa con le amichette…  

Tutte queste storie sono riportate nel dossier dove si tiene a precisare che  “i dati costituiscono una panoramica parziale sul fenomeno vittime per armi da caccia, in quanto scaturiscono da rassegne stampa intercettate occasionalmente”. Le vittime, quindi, potrebbero essere di più.

Il dossier dell’Associazione Vittime della Caccia è scrupoloso e chiarissimo – ci si tiene evidentemente a non essere accusati di fare di tutta l’erba un fascio – distinguendo i due ambiti, venatorio e extra venatorio seppure accomunati dalle armi da caccia.  Infatti nella prima pagina riporta:

STAGIONE 2010-2011
(Periodo 2 settembre 2010/ 31 gennaio 2011)

100 le vittime in AMBITO VENATORIO:
MORTI 25 FERITI 75
24 Cacciatori e 1 Non cacciatore 59 cacciatori e 16 Non cacciatori

-o-

VITTIME PER ARMI DA CACCIA IN AMBITO EXTRAVENATORIO:
MORTI 28 E FERITI 13

 -o-

TOTALI VITTIME PER ARMI DA CACCIA (AMBITO VENATORIO ED EXTRAVENATORIO):
MORTI 53 – FERITI 88

Il dossier raccoglie anche innumerevoli storie di incidenti fortunatamente mancati, altrimenti le vittime sarebbero state di più: come nel caso delle abitazioni e delle automobili centrate da proiettili durante le cacce al cinghiale o al capriolo o le persone solo sfiorate da una raffica di pallini.

Non sono pochi i minori ad aver rischiato di essere colpiti, anche nei giardini delle loro abitazioni o addirittura all’interno. Per non parlare degli innumerevoli cani e gatti di casa uccisi o storpiati, quasi mai per disattenzione.

Insomma, dai dati presentati appare evidente che la convivenza tra cacciatori e non cacciatori non è per niente idilliaca.

Cosa ne pensate?

Scarica il DOSSIER-VITTIME della CACCIA 2011

Le regioni non rispettano le indicazioni europee per la tutela della fauna

Chiusura della stagione venatoriaA chiusura della stagione venatoria il WWF Italia ha ricordato come le Regioni non applicano le  norme europee a tutela della fauna selvatica,  in vigore in Europa dal 1979 e finalmente norme di legge anche in Italia dallo scorso luglio, con l’approvazione dell’art. 42 della  “legge comunitaria”.

Per questo il WWF Italia (insieme a Lav, Lipu, Legambiente, Enpa, Animalisti italiani, Lac)  ha promosso numerosi ricorsi contro  i calendari venatori regionali del 2010/11.

Al tema della caccia in Italia si è interessato recentemente anche Jonathan Franzen, lo scrittore statunitense annoverato tra i venti più grandi scrittori del XXI secolo dal New Yorker, che è anche un appassionato birdwatcher. Lo scorso marzo è arrivato in Italia, seguendo il suo amore per gli uccelli, e il suo viaggio è diventato un articolo di otto pagine pubblicato a luglio sul New Yorker.

“Emptying the Skies” è il titolo (Svuotando i cieli), un j’accuse diretto ed inequivocabile contro la pratica e la cultura  della caccia, che nell’articolo  liquida come “pratica culturale molto antica” e oggi completamente anacronistica.

Nell’articolo lo scrittore cita più volte il lavoro di Anna Giordano, storica attivista WWF conosciuta per la sua difesa dei rapaci contro i bracconieri dello stretto di Messina, e parla dell’impegno delle guardie volontarie del WWF, in particolare del nucleo di Salerno ed il lavoro e la passione di tutti quelli che si battono quotidianamente per la difesa della natura e degli animali selvatici.

Proprio Anna Giordano organizza il campo di vigilanza sullo stretto di Messina, per impedire gli spari contro i rapaci che in migrazione passano su questo tratto di mare, ormai da trent’anni.
Parte infatti l’11 aprile il ventottesimo campo internazionale per la protezione dei rapaci e le cicogne in migrazione sullo Stretto di Messina organizzato da WWF Italia, Associazione Mediterranea per la Natura e NABU (D) I dettagli sul campo su: www.migrazione.it .
Tra aprile e maggio inoltre nella zona di Salerno e Ischia una nuova edizione del campo di vigilanza anti bracconaggio.

L’impressione sconfortante che il  grande scrittore  americano ha avuto del modo in cui in Italia tuttora si pratica la caccia è condivisa dal  WWF.  Il giudizio generale sulla stagione venatoria che si chiude il 31 gennaio (tranne che nel Lazio dove le doppiette potranno  sparare fino al 10  febbraio!)  per il WWF è  del tutto negativo. 

“Una condotta irresponsabile quella tenuta dai Governi regionali in materia di caccia, spesso sostenuta da atti illegittimi a danno del patrimonio naturale nazionale ed internazionale, tante sono le specie migratrici che attraversano o sostano nel nostro Paese. Un’urgenza della quale la Conferenza Stato Regioni deve immediatamente farsi carico per ricondurre l’esercizio dell’attività venatoria nell’alveo della legalità”  ha dichiarato Raniero Maggini vice Presidente WWF Italia.

Le Regioni non hanno applicato la nuova  legge  (art. 42  Legge 96/2010 “Legge comunitaria 2009)  che ha modificato la legge quadro sull’attività venatoria (Legge 157/1992)   e recepito finalmente  i principi fondamentali  della direttiva “Uccelli” (che risale al 1979) rispondendo  anche   a diverse  e pesanti procedure  di infrazione comunitaria aperte contro l’Italia, prevedendo  per il nostro Paese nuovi e stringenti obblighi per la  tutela della fauna e per la  regolamentazione della caccia: l’obbligo, da parte dello  Stato ed ancor più delle  regioni (che approvano i calendari venatori), di vietare la caccia nei periodi di particolare delicatezza per gli uccelli selvatici ( riproduzione e migrazione )  e l’obbligo di mantenerne o riportarne le popolazioni ad uno “stato di conservazione soddisfacente”.

In sostanza le Regioni avrebbero dovuto ridurre la stagione di caccia e proteggere molte specie di uccelli, prima  cacciabili. La stagione di caccia che ora si chiude avrebbe potuto essere  la prima di un “new deal” in cui  l’Italia avrebbe dovuto iniziare a “riempire i cieli ”  ed abbandonare molte delle  modalità barbare ed anacronistiche  della caccia italiana. 

Le Regioni, invece, non hanno rispettato  la nuova legge, non hanno tenuto conto dell’importante documento dell’Ispra  “Guida per la stesura dei calendari venatori ai sensi della legge n. 157/92, così come modificata dalla legge comunitaria 2009, art. 42”,   inviato  a tutte le Regioni il 29 luglio scorso.  Non hanno ascoltato le richieste  del WWF e di decine di altre associazioni ambientaliste ed animaliste  che a giugno hanno inviato puntuali note a tutte le Regioni e Province autonome italiane ed ai Ministri competenti, segnalando l’obbligo di ridurre la durata della stagione venatoria e il numero delle specie cacciabili, in ottemperanza delle modifiche apportate alla legge 157/1992 dalla legge Comunitaria 2009”.

Secondo ISPRAsalvo qualche eccezione:

  • la caccia in Italia dovrebbe aprirsi il 1° ottobre e chiudersi al massimo il 20 gennaio;
  • molte specie andrebbero sospese dai calendari venatori;
  • per molte altre, la caccia potrebbe essere autorizzata solo in presenza di piani di gestione adeguati. 

“Ci appelliamo al senso di responsabilità dei governi regionali e dei ministri, in particolare dell’Ambiente e dell’Agricoltura, affinché la nuova legge apra una stagione di tutela della natura e rispetto delle regole anziché di nuove infrazioni e pesanti contenziosi”. Così concludeva la nota inviata  dalle associazioni alle Regioni a giugno prima che   approvassero i calendari venatori .

Ma il senso di responsabilità e rispetto delle leggi è invece  risultato davvero scarso, tanto che abbiamo dovuto ricorrere al giudice amministrativo per molte regioni che in diversi casi ha messo in discussione gli atti regionali.

Questa vicenda non ha come tema la caccia, tuttavia ne parliamo qui per evidenziare come l’encomiabile attività delle nostre guardie venatorie volontarie sia rivolta non solo ai cacciatori ma anche a tutti gli altri problemi ambientali che si presentano sul territorio.

 

Una delle centinaia di tortore morte

Una delle centinaia di tortore morte (WWF)

Le guardie venatorie del Wwf seguono, ormai da più di una settimana, la vicenda dell’inspiegabile morte di migliaia di esemplari di tortore dal collare nella zona di Faenza, in prossimità di un sito industriale agroalimentare.

Secondo le testimonianze di alcuni cittadini che vivono nell’area, tale fenomeno è già accaduto in passato; tuttavia, malgrado le proteste presso il Comune e la Asl, non vi è stato alcun seguito.

Ad oggi sono circa mille gli esemplari raccolti dal Wwf. Gli animali sono stati ritrovati entro un raggio di 150 metri dai confini dell’impresa agroalimentare, lungo tre lati del perimetro aziendale. Non più di una cinquantina, invece, sono stati quelli ancora in vita consegnati al Centro Recupero Fauna Selvatica di Modena, “Il Pettirosso”. La maggioranza dei volatili, però, è deceduta per il quadro clinico compromesso. Una parte degli animali morti sono stati consegnati all’Asl competente, che “ha accettato di verificare le cause che hanno comportato una simile, improvvisa, moria di una sola specie”.

Tutti gli elementi esaminati dal Wwf disegnano “un quadro compatibile con un avvelenamento acuto da sostanza tossica, mentre è risibile l’ipotesi di indigestione. In questo caso, infatti, vi sarebbero stati ritrovamenti di tortore morte anche nei pressi dei campi di girasole, mentre non è mai accaduto”. A conferma di un forte sospetto sull’ipotesi tossicologica, il Wwf segnala la necrosi rapidissima di fegato e reni, che ha colpito gli animali “mentre i semi erano ancora nel gozzo e non ancora scesi nell’esofago, come hanno mostrato i primi accertamenti”.

“A distanza di una settimana -sottolinea quindi il Wwf- non esiste ancora alcuna ipotesi sicura. Si sono avanzate supposizioni sul semplice ritrovamento di virus appartenenti al ceppo dei Paramyxovirus, tipici dei columbiformi, che però sono causa di morte solo in casi rarissimi e con un quadro sintomatico assolutamente differente”.

“E’ urgente, dunque -secondo il Wwf- accertare come mai un’eventuale sostanza tossica di tale pericolosità possa essere presente in un impianto a destinazione in parte agroalimentare e, in parte, di incenerimento e produzione di energia da fonte rinnovabile. Entrambi tali aspetti avrebbero dovuto, di fronte all’evidenza e alla dimensione del fenomeno, allarmare sia Arpa (Distretto di Faenza), sia il Servizio Veterinario dell’Ausl di Ravenna”.

Il Wwf insiste, infine, sul fatto che si debbano accelerare i tempi delle analisi, perché’ si accerti “se ci troviamo di fronte a un rischio anche per la filiera alimentare umana. E’ urgente chiudere gli esami in tempi brevi, anche per dare informazioni all’opinione pubblica, che chiede garanzia di tutela della salute e del consumatore, nonche’ delle altre specie animali, vittime troppo spesso di eventi simili, cui si da poco peso”.

All’Istituto Zooprofilattico dovranno però vagliare una quarta ipotesi relativa al fatto che le Tortore possano aver trovato una maniera di auto ridursi dopo che quest’anno non era stata autorizzata la caccia. L’ipotesi è stata avanzata da ambienti venatori romagnoli che quest’anno avevano dovuto abbassare la doppiette. Si vedrà.

Ormai, secondo il WWF, sono non meno di 5000 le Tortore morte. Misteriosi omini permettendo. Anche stamani, infatti, omini in camice, arrivano veloci, prelevano ed inviano all’inceneritore. Chi sono? E chi li ha incaricati?

All’Istituto Zooprofilattico dovranno però vagliare una quarta ipotesi relativa al fatto che le Tortore possano aver trovato una maniera di… auto ridursi! Visto che nemmeno quest’anno ne era stata autorizzata la caccia. L’ipotesi sarebbe stata avanzata da ambienti venatori romagnoli.

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