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Archive for the ‘Calendari venatori’ Category

Le regioni non rispettano le indicazioni europee per la tutela della fauna

Chiusura della stagione venatoriaA chiusura della stagione venatoria il WWF Italia ha ricordato come le Regioni non applicano le  norme europee a tutela della fauna selvatica,  in vigore in Europa dal 1979 e finalmente norme di legge anche in Italia dallo scorso luglio, con l’approvazione dell’art. 42 della  “legge comunitaria”.

Per questo il WWF Italia (insieme a Lav, Lipu, Legambiente, Enpa, Animalisti italiani, Lac)  ha promosso numerosi ricorsi contro  i calendari venatori regionali del 2010/11.

Al tema della caccia in Italia si è interessato recentemente anche Jonathan Franzen, lo scrittore statunitense annoverato tra i venti più grandi scrittori del XXI secolo dal New Yorker, che è anche un appassionato birdwatcher. Lo scorso marzo è arrivato in Italia, seguendo il suo amore per gli uccelli, e il suo viaggio è diventato un articolo di otto pagine pubblicato a luglio sul New Yorker.

“Emptying the Skies” è il titolo (Svuotando i cieli), un j’accuse diretto ed inequivocabile contro la pratica e la cultura  della caccia, che nell’articolo  liquida come “pratica culturale molto antica” e oggi completamente anacronistica.

Nell’articolo lo scrittore cita più volte il lavoro di Anna Giordano, storica attivista WWF conosciuta per la sua difesa dei rapaci contro i bracconieri dello stretto di Messina, e parla dell’impegno delle guardie volontarie del WWF, in particolare del nucleo di Salerno ed il lavoro e la passione di tutti quelli che si battono quotidianamente per la difesa della natura e degli animali selvatici.

Proprio Anna Giordano organizza il campo di vigilanza sullo stretto di Messina, per impedire gli spari contro i rapaci che in migrazione passano su questo tratto di mare, ormai da trent’anni.
Parte infatti l’11 aprile il ventottesimo campo internazionale per la protezione dei rapaci e le cicogne in migrazione sullo Stretto di Messina organizzato da WWF Italia, Associazione Mediterranea per la Natura e NABU (D) I dettagli sul campo su: www.migrazione.it .
Tra aprile e maggio inoltre nella zona di Salerno e Ischia una nuova edizione del campo di vigilanza anti bracconaggio.

L’impressione sconfortante che il  grande scrittore  americano ha avuto del modo in cui in Italia tuttora si pratica la caccia è condivisa dal  WWF.  Il giudizio generale sulla stagione venatoria che si chiude il 31 gennaio (tranne che nel Lazio dove le doppiette potranno  sparare fino al 10  febbraio!)  per il WWF è  del tutto negativo. 

“Una condotta irresponsabile quella tenuta dai Governi regionali in materia di caccia, spesso sostenuta da atti illegittimi a danno del patrimonio naturale nazionale ed internazionale, tante sono le specie migratrici che attraversano o sostano nel nostro Paese. Un’urgenza della quale la Conferenza Stato Regioni deve immediatamente farsi carico per ricondurre l’esercizio dell’attività venatoria nell’alveo della legalità”  ha dichiarato Raniero Maggini vice Presidente WWF Italia.

Le Regioni non hanno applicato la nuova  legge  (art. 42  Legge 96/2010 “Legge comunitaria 2009)  che ha modificato la legge quadro sull’attività venatoria (Legge 157/1992)   e recepito finalmente  i principi fondamentali  della direttiva “Uccelli” (che risale al 1979) rispondendo  anche   a diverse  e pesanti procedure  di infrazione comunitaria aperte contro l’Italia, prevedendo  per il nostro Paese nuovi e stringenti obblighi per la  tutela della fauna e per la  regolamentazione della caccia: l’obbligo, da parte dello  Stato ed ancor più delle  regioni (che approvano i calendari venatori), di vietare la caccia nei periodi di particolare delicatezza per gli uccelli selvatici ( riproduzione e migrazione )  e l’obbligo di mantenerne o riportarne le popolazioni ad uno “stato di conservazione soddisfacente”.

In sostanza le Regioni avrebbero dovuto ridurre la stagione di caccia e proteggere molte specie di uccelli, prima  cacciabili. La stagione di caccia che ora si chiude avrebbe potuto essere  la prima di un “new deal” in cui  l’Italia avrebbe dovuto iniziare a “riempire i cieli ”  ed abbandonare molte delle  modalità barbare ed anacronistiche  della caccia italiana. 

Le Regioni, invece, non hanno rispettato  la nuova legge, non hanno tenuto conto dell’importante documento dell’Ispra  “Guida per la stesura dei calendari venatori ai sensi della legge n. 157/92, così come modificata dalla legge comunitaria 2009, art. 42”,   inviato  a tutte le Regioni il 29 luglio scorso.  Non hanno ascoltato le richieste  del WWF e di decine di altre associazioni ambientaliste ed animaliste  che a giugno hanno inviato puntuali note a tutte le Regioni e Province autonome italiane ed ai Ministri competenti, segnalando l’obbligo di ridurre la durata della stagione venatoria e il numero delle specie cacciabili, in ottemperanza delle modifiche apportate alla legge 157/1992 dalla legge Comunitaria 2009”.

Secondo ISPRAsalvo qualche eccezione:

  • la caccia in Italia dovrebbe aprirsi il 1° ottobre e chiudersi al massimo il 20 gennaio;
  • molte specie andrebbero sospese dai calendari venatori;
  • per molte altre, la caccia potrebbe essere autorizzata solo in presenza di piani di gestione adeguati. 

“Ci appelliamo al senso di responsabilità dei governi regionali e dei ministri, in particolare dell’Ambiente e dell’Agricoltura, affinché la nuova legge apra una stagione di tutela della natura e rispetto delle regole anziché di nuove infrazioni e pesanti contenziosi”. Così concludeva la nota inviata  dalle associazioni alle Regioni a giugno prima che   approvassero i calendari venatori .

Ma il senso di responsabilità e rispetto delle leggi è invece  risultato davvero scarso, tanto che abbiamo dovuto ricorrere al giudice amministrativo per molte regioni che in diversi casi ha messo in discussione gli atti regionali.

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La "decisione" delle associazioni venatorie inviata alla Regione che l'ha recepita tal quale

La "decisione" delle associazioni venatorie inviata alla Regione Calabria che l'ha recepita tal quale

LA VERITA’ SUL CALENDARIO VENATORIO DELLA CALABRIA

Questi i fatti: nel mese di luglio la consulta faunistico- venatoria della Regione Calabria (composta dai rappresentanti delle associazioni venatorie e da agricoltori), aveva discusso e predisposto un calendario venatorio che aveva ottenuto il parere favorevole dell’ISPRA, e che era pronto per essere presentato alla Giunta per l’approvazione ( vedi allegati  pag. 1 e pag. 2 ).

Lo stesso prevedeva solo un anticipo della chiusura ai tordi e alla
beccaccia  di DIECI GIORNI rispetto alla data del 31 gennaio e addirittura
la chiusura al 10 FEBBRAIO per gallinella e porciglione.

Per il resto: preapertura al primo Settembre a Tortora, Cornacchia, Gazza e Merlo, apertura alla Quaglia l’11 settembre, Colombaccio il 19.

Ai primi di agosto, per come risulta dai documenti allegati facenti parte integrante della Delibera di Giunta, tutte le associazioni venatorie, rimangiandosi quanto avevano concordato, si riuniscono  e “decidono”  – da non credersi – un altro calendario venatorio, con anticipo al 5 settembre per la Quaglia e chiusura al  31 gennaio per tordi e beccaccia (vedi l’immagine qui sopra).

Tale calendario  viene tenuto nel cassetto fino al 23 agosto, data dell’approvazione, cioè due mesi e mezzo DOPO la scadenza del 15 giugno, che e’ quella prevista dalla legge per la emanazione dello stesso .

Lo scopo, evidentissimo, era quello di consentire la preapertura alla
quaglia al 5 (anzicheè  l’11)  settembre, senza che sussistessero i
presupposti di legge e senza dare la possibilità agli ambientalisti, visti i tempi, di ricorrere al TAR per impedirla. A giudicare dall’esito del ricorso c’e’ stata quindi una preapertura del tutto illegittima e quindi si e’ andati a caccia quando non si poteva.

Un altro motivo della sospensione e’ stato il mancato recepimento delle indicazioni dell’ISPRA che la Regione aveva ricevuto a Luglio e conseguenti alle modifiche apportate alla legge quadro dall’art.42 della comunitaria. Il tutto con un piano faunistico regionale scaduto DA DUE ANNI.

Lo stesso comunicato delle associazioni venatorie, in cui si sostiene
testualmente che
“In verità già da tempo le Associazioni Venatorie della Calabria hanno
sollecitato la Regione alla riformulazione del calendario avendo nel
frattempo approfondito le problematiche e constatato la concreta possibilità di sospensione del calendario a suo tempo approvato.”
e’ la prova inconfutabile che il calendario non avrebbe retto all’esame del
TAR e che le associazioni venatorie avevano capito di aver sbagliato.

A leggere certi commenti (e non sono pochi!) ci convinciamo sempre di più che per molti  il termine “legge” non abbia alcun significato, ma non abbiamo l’illusione di redimere chi della violenza e della sua esaltazione, ne ha fatto uno stile di vita.

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Il TAR dà ragione alle associazioni ambientaliste

Divieto di caccia (Sicco2007/Flickr.com Creative Commons)Il TAR ha accolto in pieno il ricorso delle Associazioni Ambientaliste (LAV, WWF, LIPU, Legambiente; Animalisti Italiani) difesi e rappresentati dall’Avv. Angelo Calzone, riconoscendo che l’interesse diffuso alla tutela della fauna sarebbe stato irreparabilmente pregiudicato dall’applicazione del calendario venatorio.

La seconda Sezione del Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria , in data 4 novembre, ha pronunciato un’ordinanza per l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, della Delibera di Giunta regionale n.566 del 23 agosto 2010, con cui la stessa Giunta  approvava il calendario venatorio per la stagione 2010-11.

Secondo il WWF Calabria “E’ la giusta risposta alla tracotanza delle associazioni venatorie e al dilettantesco pressappochismo della Regione Calabria, che avevano approvato un calendario venatorio in aperto e clamoroso contrasto con la legge quadro e con le indicazioni dell’Istituto Superiore Per la Ricerca Ambientale (ISPRA)”.

La stessa apertura anticipata della caccia, i cui danni purtroppo non potranno più essere ripagati, era stata subito contestata dalle associazioni per la protezione ambientale, così come il mancato recepimento delle novità  sulla tutela degli uccelli durante i periodi della dipendenza e dell’inizio della migrazione, che erano state introdotte dalle recenti modifiche della legge quadro e di cui la regione Calabria, con un atteggiamento di incredibile irresponsabilità, aveva deciso di non prendere atto.

La conseguenza pratica dell’ordinanza,  è dunque quella della  sospensione di ogni attività venatoria su tutto il territorio regionale.

Il WWF Calabria invita pertanto al rispetto della legge e al controllo del territorio da parte delle forze di Polizia Giudiziaria onde evitare episodi di bracconaggio.

Per le associazioni Animalisti Italiani, Enpa, Lav, Lipu e WWF Italia (cs di oggi 8 nov. 2010):  “L’ordinanza con cui il TAR Calabria ha sospeso il calendario venatorio regionale è l’inevitabile conseguenza della non applicazione di norme e pareri scientifici ufficiali di cui si è resa protagonista la Regione. Ora stop alla caccia fino al completo adeguamento delle regole”.

Ancora: “Alla Calabria, come a tutte le regioni italiane, lo scorso giugno avevamo trasmesso un dettagliato documento in cui erano indicati i passi da mettere in atto per emanare un calendario venatorio corretto. Ciò, all’indomani dell’approvazione delle modifiche alla legge 157/92 richieste dall’Europa che, tra le altre cose, prevedono per Stato e Regioni la rigorosa tutela delle specie in stato di conservazione sfavorevole e il divieto assoluto di caccia nei periodi di riproduzione emigrazione degli uccelli.

 “Avevamo anche avvertito, come si legge nei nostri comunicati stampa di quei giorni, del rischio che la stagione venatoria potesse saltare qualora le regioni ignorassero i nuovi obblighi in fatto di tutela della fauna e dunque si rendessero in parte o del tutto inadempienti.

“Al documento delle associazioni ha fatto inoltre seguito la Guida ufficiale trasmessa dall’ISPRA, l’autorità scientifica nazionale in materia, con le indicazioni dettagliate, specie per specie, sulla corretta redazione, da oggi in avanti, dei calendari di caccia.

“La regione Calabria ha purtroppo ignorato tutto, la nuova legge nazionale, i sopraggiunti obblighi normativi, le argomentate richieste delle associazioni e soprattutto le indicazioni scientifiche ufficiali. Una grave imprudenza, fondata su una plurima infrazione della legge, pagata cara con l’ineccepibile e logica decisione del TAR di sospendere la caccia fino al prossimo mese di aprile e dunque di considerare di fatto conclusa la stagione 2010-2011.

“A questo punto la regione Calabria non può che adeguarsi alle decisioni della magistratura, informando dettagliatamente tutti i cacciatori che la stagione di caccia è sospesa, e predisponendosi a redigere calendari futuri che tengano conto della necessità di cancellare varie specie dalle liste e contenere la stagione venatoria tra i mesi di ottobre e dicembre”.

Guarda la reazione sul web >>

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…in quelle pochissime regioni (Piemonte e Liguria e le Province di Trento e Bolzano) che hanno aspettato la data regolare di apertura per la stagione venatoria stabilita dalla legge: la terza domenica di settembre.

In tutte le altre Regioni si spara già da tre settimane, con un danno gravissimo inferto alla fauna selvatica che viene colpita nel periodo delicato di riproduzione, di cura dei piccoli e di preparazione per i lunghi voli che moltissime specie di uccelli si apprestano ad iniziare verso i luoghi di sosta invernale.

Fulco Pratesi, Presidente onorario WWF Italia ha detto “Quello che tutto il mondo non capisce (vedi l’inchiesta di Jonathan Franzen sulla caccia in Italia, Malta e Cipro pubblicata sul New Yorker a luglio con un’ intervista al sottoscritto) è come sia possibile che l’1% della popolazione possa arrogarsi il diritto di aggredire a suo piacimento il patrimonio faunistico di proprietà anche del restante 99% degli italiani” .

Il WWF ribadisce il giudizio completamente negativo sulla mancata applicazione da parte delle Regioni italiane della nuova legge (Art. 42 della Legge comunitaria 2009), approvata dal Parlamento italiano a luglio, ma del tutto disattesa dalle Amministrazioni regionali.

Queste non hanno neanche tenuto conto delle indicazioni dell‘Ispra (Istituto Superiore Ricerca Ambientale organo tecnico- scientifico dello Stato) che il 29 luglio scorso ha inviato a tutte le Regioni un importante documento (“Guida per la stesura dei calendari venatori ai sensi della legge n. 157/92, cosi’ come modificata dalla legge comunitaria 2009, art. 42“), che stabilisce che, per molte specie di animali selvatici, la caccia in Italia dovrebbe aprirsi il 1° ottobre e chiudersi il 20 gennaio, mentre per altre andrebbe almeno temporaneamente sospesa e per molte altre specie la caccia potrebbe essere autorizzata solo in presenza di “piani di gestione” che ne valutino la consistenza e lo stato di “salute”.

La risposta delle Regioni è persino peggiore degli anni passati: numerose e gravi violazioni delle norme della Legge quadro sulla caccia, sia quelle precedenti alla riforma dell’art. 42 (ad esempio le preaperture, la mancata tutela delle “Zone di Protezione Speciale”, la caccia in deroga), sia quelle “nuove” – ma che in realtà l’Europa ci chiedeva di applicare dal 1979 – richiamate anche nel parere dell’ISPRA.

Alcuni casi particolarmente gravi sono stati fermati solo grazie alle nostre proteste e diffide: Veneto e Lombardia volevano riapprovare la barbara ed illegale pratica della “caccia in deroga”, determinando l’uccisione di milioni di piccolissimi uccelli, protetti dall’Unione Europea.

Invece una buona notizia arriva proprio in questi giorni da Trento dove il Comitato Faunistico Provinciale ha sospeso per questa stagione la caccia alla pernice bianca e alla coturnice. Un risultato arrivato grazie alle pressioni e all’attività divulgativa del WWF sul territorio, con il coinvolgimento della popolazione e l’appoggio della Provincia Autonoma a cui vanno i ringraziamenti dell’associazione.

Dopo l’approvazione pochi mesi fa dell’art. 42 della Legge Comunitaria, questa stagione venatoria avrebbe potuto segnare la svolta, la stagione di un prelievo venatorio finalmente basato non sulle richieste e i desiderata dei cacciatori ma su solide basi scientifiche. Niente di tutto questo è però avvenuto.

Poiché le note e le diffide inviate di concerto con altre associazioni a giugno a tutte le Regioni non sono risultate sufficienti, ora il WWF tornerà nelle Aule dei Tribunali amministrativi regionali per chiedere attraverso numerosi ricorsi l’applicazione ed il rispetto delle regole da parte di Regioni e Province, per la tutela della fauna selvatica e dell’ambiente, dovere stabilito anche dalla Costituzione, per garantire l’adeguamento della gestione dell’attività venatoria alle regole stabilite dall’Unione Europea ed ormai introdotte anche nel nostro Paese.

Il comportamento delle Regioni conferma la grande carenza di attenzione per la tutela della fauna selvatica ed il sostanziale inadempimento di leggi italiane ed europee, nonostante l’anno della Biodiversità che avrebbe dovuto suggerire l’opportunità di ben altra condotta. Tutto ciò in contraddizione con la sensibilità del Parlamento che ha approvato l’art. 42 e con un sondaggio promosso in questi giorni dalle stesse associazioni di cacciatori (condotto da Astra) che rivela che il 47% degli italiani è contro la caccia, mentre un 43% si dice “non contrario alla caccia” per principio ma la accetta solo se “normata, limitata, responsabile e sostenibile”.

Solo il 10% è quindi favorevole ad una caccia senza regole adeguate come quella attuale. L’importanza del pieno rispetto delle regole viene ribadita anche dal Corpo Forestale che proprio in questi giorni ha stilato un elenco di 12 consigli per essere un “cacciatore a norma di legge”.

Proprio per vigilare sul rispetto delle regole, come ogni anno sul territorio ci sono anche le 350 guardie volontarie venatorie del WWF che lavorano in stretta collaborazione con l’Autorità Giudiziaria. Il lavoro delle Guardie è documentato anche dai numerosi video caricati su You Tube .

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Il WWF ricorrerà alle vie legali per il rispetto delle norme europee nei calendai venatori.

La stagione di caccia inizia con la preapertura ed è il peggiore degli inizi possibili. Ancora una volta a prevalere sono le pressioni del mondo venatorio invece che le esigenze della fauna selvatica, le indicazioni del mondo scientifico e le norme europee ed italiane per la tutela della biodiversità. Ma perchè la caccia ai primi di settembre è così dannosa? Appello in extremis ai cacciatori…  Leggi il comunicato su wwf.it

Si comincia infatti a cacciare, con alcune differenze fra Regione e Regione, fin dai primi giorni di settembre, invece della data canonica della terza domenica di settembre. Anche se il prelievo sarà in questi giorni consentito su alcune specie, il danno sarà gravissimo per queste specie e per tutte le altre presenti sul territorio, soggette a disturbo ed a possibili danni diretti in un periodo particolarmente delicato della loro biologia come la tarda estate.

Ma perchè la caccia ai primi di settembre è così dannosa?

Perchè (e lo dice il mondo scientifico e non solo le associazioni di tutela ambientale) la caccia in questo periodo:

  • va ad incidere su un periodo in cui tutta la fauna selvatica è in genere messa in difficoltà da condizioni ambientali non facili di fine estate e nel quale non tutti i giovani dell’anno sono ancora completamente indipendenti
  • non essendo ancora giunti i contingenti migratori dal nord, si concentra sui soggetti che nidificano sul nostro territorio e che sono quindi di particolare importanza per la nostra fauna
  • per quanto riguarda le anatre, ricade in un periodo in cui parte delle femmine non hanno ancora completato la muta e possono avere difficoltà di volo
  • comporta un impatto indiretto (disturbo) e anche diretto (possibili atti di bracconaggio) sulle tante specie protette che in questo periodo stanno iniziando il lungo volo migratorio e ancora si trovano sul nostro territorio.

Di fronte a questo e di fronte alla generale non applicazione delle norme europee di tutela nei calendari venatori delle diverse Regioni e Province, il WWF (insieme ad altre Associazioni ) ricorrerà ai Tribunali Amministrativi per chiedere la giusta tutela della nostra fauna.

Già lo scorso mese di giugno numerose associazioni, tra cui il WWF, inviarono una lettera/diffida alle Regioni ed alle istituzioni competenti, con richieste molto puntuali per l’applicazione delle nuove e più rigorose norme introdotte recentemente dall’articolo 42 della Legge Comunitaria 2009 approvata dal Parlamento negli scorsi mesi (Legge 96/2010).

Successivamente, inoltre, sono state emesse specifiche Linee Guida dall’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – che più dettagliatamente illustravano la strada da percorrere, validando largamente gli elementi già posti dalle associazioni.

In sostanza è ora obbligatorio prevedere la chiusura o la limitazione temporale della caccia in alcuni periodi per molte specie, nonchè l’applicazione rigorosa di principi di conservazione a tutela della fauna selvatica, sempre di derivazione europea, a cui le Amministrazioni devono attenersi.

Pressochè nulla però è stato fatto dalle Amministrazioni e la preapertura ne è una dimostrazione eclatante.

Per questo il WWF porterà la questione nelle aule dei tribunali. Il WWF vuole così contribuire all’applicazione ed al rispetto delle nuove norme da parte di Regioni e Province, cui ricordiamo che la tutela della fauna selvatica e dell’ambiente è un dovere stabilito anche dalla Costituzione, per garantire l’adeguamento della gestione dell’attività venatoria alle regole stabilite dall’Unione Europea ed ormai introdotte anche nel nostro Paese.

Ai cacciatori un appello in extremis da parte del Presidente del WWF Italia Stefano Leoni:

“Non scendete in campo nei giorni della preapertura: ne gioverebbe la fauna, ne gioverebbero tutti i cittadini (liberi di muoversi senza spari negli ultimi giorni di estate), ne giovereste anche voi.”

In vista della nuova stagione venatoria ormai alle porte è questa la richiesta del Presidente del WWF che invita tutte le associazioni venatorie a chiedere ai loro iscritti di dimostrare la propria volontà a contribuire alla tutela dell’ambiente, nell’anno dedicato dall’ONU alla biodiversità. Questo consentirebbe inoltre alla stragrande maggioranza della popolazione, peraltro contraria alla caccia, di poter andare i fine settimana di settembre senza rischio nei boschi.

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Ridurre la stagione di caccia e proteggere molte specie di uccelli fino ad oggi cacciabili: sono i cambiamenti previsti dall’articolo 42 approvato con la legge Comunitaria 2009.

Pavoncella gregaria (Leonardo4it/Flickr.com)

Pavoncella gregaria (Leonardo4it/Flickr.com)

“Abbiamo inviato puntuali note a tutte le Regioni e Province autonome italiane ed ai Ministri competenti segnalando l’obbligo di ridurre la durata della stagione venatoria e il numero delle specie cacciabili, in ottemperanza delle modifiche apportate alla legge 157/1992 dalla legge Comunitaria 2009”. 

Lo rendono noto le associazioni Animalisti italiani, Amici della Terra, Enpa, Fai, Fare Verde, Greenpeace, Italia Nostra, Lac, Lav, Legambiente, LIPU-BirdLife Italia, Vas, Wwf Italia, chiarendo, con un dettagliato dossier tecnico di accompagnamento, come l’adeguamento debba avvenire e cosa potrebbe accadere in caso contrario.

“L’articolo 42 della legge Comunitaria 2009, che ha modificato la legge 157/1992 recependo passaggi importanti della direttiva Uccelli e delle prescrizioni contenute nella procedura di infrazione comunitaria aperta contro l’Italia, prevede per il nostro Paese nuovi e stringenti obblighi in fatto di tutela della fauna e regolamentazione dell’attività venatoria.

“Tra questi, vanno anzitutto segnalati l’obbligo, da parte di Stato e regioni, di vietare la caccia nei periodi di riproduzione e migrazione prenuziale degli uccelli (nuovo articolo 18, comma 1 bis, della legge 157/92) e l’obbligo di mantenere o riportare le specie di uccelli selvatici ad uno stato di conservazione soddisfacente (nuovo articolo 1, comma 1 bis, della legge 157/92).

“Nel primo caso, si impone un’immediata contrazione dei calendari venatori, con una prudente chiusura al 31 dicembre della caccia a tutte le specie di uccelli (per il principio della completa protezione delle specie) o comunque, nell’ipotesi meno protezionistica, con la cancellazione di tutta o gran parte della caccia a gennaio per varie specie (stop al 31 dicembre per Germano reale, Alzavola, Codone, Canapiglia; al 10 gennaio per Beccaccia, Tordo bottaccio, Tordo sassello, Cesena; al 20 gennaio per Folaga e Combattente).

“Nel secondo caso è invece obbligatorio non inserire nelle liste delle specie cacciabili quelle che versano in cattivo stato di conservazione (Pernice rossa, Pavoncella, Coturnice e lo stesso Combattente, tutte specie classificate come SPEC 2) e sospendere la cacciabilità per altre 14 specie di uccelli in cattivo stato di salute, nell’attesa che vengano predisposti adeguati piani di azione.

“Tra gli obblighi derivanti dalla legge Comunitaria 2009 vanno segnalati anche il posticipo dell’apertura della caccia per varie specie, l’estensione delle misure di tutela previste per le ZPS (Zone di protezione Speciale) anche agli habitat esterni alla Rete (nuovo articolo 1, comma 1 bis, della legge 157/92) e il divieto di concedere deroghe in assenza del previsto DPR che dovrà ulteriormente regolare la materia.

“C’è inoltre l’obbligo, ribadito dalla recente sentenza della Corte di Giustizia europea, di sottoporre tutti i Piani faunistico-venatori a valutazione d’incidenza per quanto riguarda l’attività venatoria, senza la quale (o in caso di suo esito non favorevole) la caccia nei siti della Rete Natura 2000 deve essere vietata.

“Si tratta di un tardivo ma importante adeguamento dell’attività venatoria in Italia che introduce elementi di tutela ormai improcrastinabili e che dovranno essere applicati sin dalla prossima stagione di caccia, per evitare una legittima pioggia di ricorsi e impugnazioni che farebbe saltare l’intera stagione venatoria 2010-2011”.

“Ci appelliamo – concludono le associazioni – al senso di responsabilità dei governi regionali e dei ministri, in particolare dell’Ambiente e dell’Agricoltura, affinché la nuova legge apra una stagione di tutela della natura e rispetto delle regole anziché di nuove infrazioni e pesanti contenziosi”.

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