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Archive for the ‘La caccia nelle regioni’ Category

IL WWF:  UNA SITUAZIONE FUORI CONTROLLO IN TUTTA LA REGIONE
 
Casi come quello della provincia di Siena favoriti da normative regionali che stravolgono le leggi nazionali.
 

Capriolo (WWF/F.Cianchi)

Capriolo (WWF / F.Cianchi)

In questi giorni è emersa all’attenzione della cronaca la questione degli abbattimenti di ungulati effettuati nelle Riserve Naturali della Provincia di Siena, con procedure e modalità che secondo la Magistratura inquirente potrebbero configurare ipotesi di reato.

Il WWF esprime un giudizio fortemente negativo sul tipo di gestione delle azioni di controllo della fauna che sono state portate avanti in questi anni, tanto in Provincia di Siena quanto nelle altre province Toscane.
 
La vicenda senese ha infatti aperto il sipario sulle modalità di svolgimento di abbattimenti o catture nell’ambito delle cosiddette ‘attività di controllo’ della fauna selvatica in Toscana (soprattutto ungulati come cinghiali, caprioli, daini, cervi, ma anche volpi, piccioni, storni e altre specie), il cui scopo dovrebbe essere quello di contenere il sovrannumero di certi animali per la tutela degli ecosistemi e delle colture agricole.

In realtà, sia la mancanza di riscontro scientifico delle stime numeriche degli esemplari, sia le modalità con cui sono consentite queste attività, hanno trasformato le attività di controllo della fauna, che dovrebbero essere strumento di gestione di situazioni specifiche e eccezionali, in un mezzo legalizzato per permettere l’attività venatoria in qualunque periodo dell’anno ed in tutto il territorio, inclusi parchi ed aree protette.

Il tutto, in un quadro assolutamente fuori controllo che il WWF contesta da anni, in cui deviazioni ed abusi sono facilitati da una regolamentazione regionale che stravolge le leggi nazionali:

·        non solo possono effettuare questi abbattimenti le guardie provinciali e forestali, eventualmente coadiuvate dai proprietari dei fondi, come prevedeva la Legge Nazionale 157/1992, ma anche qualsiasi cacciatore che abbia svolto dei minimali corsi di ‘istruzione’. Con il risultato che in Provincia di Firenze i cacciatori abilitati sono ben 11.422, in Provincia di Siena 11.011, a Pisa 4.102, e così via. Un esercito di decine di migliaia di cacciatori che, grazie a delibere e ordinanze delle varie Province, si muove ormai tutto l’anno sul nostro territorio con controlli minimi e modalità estremamente permissive;

·        agli interventi di abbattimento, a seguito delle ultime modifiche normative  del 2010, non è più necessaria neppure la presenza di almeno una guardia provinciale, ma è sufficiente una guardia volontaria di un’associazione venatoria;

·        la legge regionale permette l’utilizzo di trappole da parte di cacciatori semplicemente autorizzati dalle Province, quando invece il loro utilizzo è vietato da norme nazionali e internazionali;

·        per alcuni interventi sugli ungulati si tende ad escludere il preventivo parere dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e per quanto riguarda studi e monitoraggi questi non vengono effettuati regolarmente neanche nelle aree vocate per le specie che si vogliono abbattere;

·        la necessità preliminare di sperimentare tutte le attività possibili di prevenzione incruenta dei danni alle colture e la scelta di effettuare catture piuttosto che abbattimenti della fauna sono in genere ignorate o inadeguatamente applicate;

·        la valutazione di incidenza per gli interventi sulla fauna (attività di caccia o di abbattimento selettivo che siano) effettuati nelle aree a regolamentazione speciale della rete Natura 2000 è spesso effettuata in modo inadeguato o addirittura ignorata.
 
In questa situazione di stravolgimento normativo, gli abbattimenti vengono permessi dalle Province in aree protette, fuori dalla stagione di caccia, di notte, con modalità anomale come addirittura lo sparo da autoveicoli. Le stesse distanze di sicurezza da abitazioni e infrastrutture sono spesso ignorate in questi interventi.
 
E’ evidente come quanto sopra favorisca facili abusi, con abbattimenti che, sfruttando anche la carenza dei dati faunistici a disposizione e la generale mancanza di controlli, sono ben più orientati ad esaudire le aspettative dei cacciatori che ad affrontare realmente le problematiche di tutela della biodiversità e dei danni alle colture agricole.

E’ infatti palese come ci sia chi vuole sfruttare questi meccanismi per andare a caccia tutto l’anno (e le norme regionali sembrano costruite apposta per permettere questo), spesso intervenendo per ridurre proprio le popolazioni di quelle specie (come cinghiale e capriolo) che a loro volta sono state ripopolate (e in parte continuano ad esserlo) a fini di caccia.
 
Il WWF contesta duramente il sistema di gestione della fauna selvatica in Toscana, che sta causando gravi danni faunistici e ambientali in tutto il territorio, e in  particolare nelle aree protette, oltre che comportare importanti rischi per la sicurezza pubblica.

Si pensi infatti che in ogni momento e in ogni luogo della regione un cittadino può imbattersi a sua insaputa in una battuta di caccia ad ungulati, a cui si spara con fucili di enorme potenza e pericolosità, anche fuori dalla stagione e dagli orari normali per la caccia, e addirittura in aree protette.
 
Per tutto questo il WWF si batte e continuerà a battersi perché la normativa regionale in materia di caccia venga modificata.

Si tratta, a nostro avviso,  di norme incostituzionali che pregiudicano l’unitarietà della tutela della natura garantita dalle leggi dello Stato. E’ per questo che il WWF guarda con attenzione a tutte le iniziative, come quella in corso a Siena, che tendono ad evidenziare le storture di queste pratiche e, nei casi di processi vertenti su questi temi, invierà alla Magistratura un dossier a dimostrazione delle anomalie della normativa della Toscana, per chiedere che venga sollevata la questione di legittimità costituzionale.
 
Firenze, 4 marzo 2011                                       WWF TOSCANA

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Il Governo ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale la Legge regionale della Calabria sul calendario venatorio 2010/11, dando ascolto alle ragioni dell’Europa e della tutela degli animali selvatici.

Le Associazioni WWF, Lipu, Legambiente, Lav,  Enpa sono soddisfatte  della risposta responsabile data dal Governo, pur dovendo registrare che il provvedimento arriva a stagione di caccia ormai conclusa e quindi in questi mesi in Calabria  sono stati illegalmente uccisi migliaia  di animali con danni irreversibili per l’ecosistema.

Le associazioni hanno quindi richiesto che la Conferenza delle Regioni e delle  Province autonome si attivi subito al fine di evitare per la prossima stagione venatoria qualsiasi atto lesivo dei diritti della fauna e dei cittadini.

Le Associazioni WWF, Lipu, Legambiente, Lav,  Enpa,  che avevano  chiesto al Consiglio dei Ministri di impugnare l’art. 50 della legge della Regione Calabria n. 34 del 19 dicembre 2010 “Stagione venatoria, giornata di caccia, legge regionale n. 9/1996”, avevano sottolineato  nella richiesta al Governo come “la frequenza con cui tale deprecabile ed illegittimo comportamento delle Regioni si ripete rende necessaria l’adozione di una opportuna e rapida iniziativa  del Governo, con l’impugnazione della norma di cui sopra dinanzi alla Corte Costituzionale”.

Siamo di fronte ad una  sistematica  ed arrogante violazione da parte delle Regioni italiane – del nord e del sud, e di tutte le appartenenze politiche- delle regole Europee per la tutela della fauna selvatica e della biodiversità. 

Nell’ultima stagione venatoria, appena conclusa, il Governo ha già dovuto impugnare  altre 4 leggi regionali sull’attività venatoria (di Liguria , Lombardia, Abruzzo e  Toscana ) perché clamorosamente non rispondenti ai parametri della legge nazionale sulla caccia, delle leggi europee  e delle sentenze  della  Corte Costituzionale.

Il caso della Regione Calabria è particolarmente grave ed eclatante: la  Regione  aveva emanato un calendario venatorio  illegittimo, sospeso dal Tar (su ricorso di numerose associazioni ambientaliste ed animaliste ), perché non rispondente all’art.  42 della  “legge comunitaria” che stabilisce una più attenta tutela della fauna  selvatica, e il divieto di caccia  in alcuni periodi delicati   (nidificazione,  riproduzione e dipendenza,  ritorno ai luoghi di nidificazione ) .
 
La Regione Calabria ha  poi approvato, dopo l’ordinanza del TAR del 5 novembre che sospendeva la caccia,   un secondo calendario in linea con le norme.     Poi il 23 dicembre  ha di nuovo  modificato il calendario venatorio,  approvandone uno  sostanzialmente  uguale  a quello che il   giudice   aveva   ritenuto non conforme alle  norme  europee ed annullando di fatto quello scaturito dall’ordinanza del giudice.  Come se non bastasse  l’art.50, nella legge  la modifica è stata fatta con un articolo inserito nella  legge  finanziaria regionale,    impedendo così anche la possibilità di ricorrere nuovamente alla giustizia amministrativa.

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Un referendum partito nel 1987, tra ricorsi e controricorsi, ha concluso il suo iter solo ora…

Camoscio alpino (F.Cianchi)La Corte d’Appello di Torino, infatti, ha ribadito la legittimità della richiesta referendaria. Tutto il mondo ambientalista plaude al risultato, caparbiamente ottenuto dopo 23 anni (!) dal “Comitato promotore per il referendum regionale contro la caccia”, coordinato da Pro Natura e LAC.

Il Comitato, nato nel 1988, è composto – oltre che dal WWF Piemonte e Valle d’Aosta – da Associazione Radicale, Circolo Darwin, Circolo Nuclei Operativi Ecologici, Club Alpino Italiano – Commissione Tutela Ambiente Montano, Club Protezione Animali, Comitato regionale Democrazia Proletaria, Italia Nostra, Lega per l’Ambiente, Lega Antivivisezione, Lega Italiana Protezione Uccelli, Lista Verde, Lista Verde Civica e Telefono Verde Piemonte, oltre naturalmente a Pro Natura.

Hanno dichiarato le associazioni: “La Regione Piemonte dovrà da subito riattivare le procedure referendarie per fare esprimere gli elettori piemontesi sulla caccia”.

“Il referendum – spiegano dal Comitato – non chiederà l’abolizione della caccia (non era possibile). Ne chiederà però un sostanziale ridimensionamento, fatte salve le esigenze dei settori produttivi che potrebbero subire contraccolpi negativi da una presenza squilibrata di fauna selvatica sul territorio”.

DI COSA SI OCCUPERÀ IL REFERENDUM

1) Limitazione al numero delle specie cacciabili. Il quesito prevede che rimangano cacciabili solo quattro specie: lepre, fagiano, cinghiale e colino della Virginia (una specie di origine esotica introdotta ad esclusivi fini venatori, la quale, nel frattempo, è però stata inserita nell’elenco di quelle protette a livello comunitario e quindi depennata anche a livello regionale). Rimarrebbero quindi tre sole specie cacciabili.
Da notare che, rispetto alla legge vigente nel 1988, il referendum chiede la protezione di 37 specie. Di queste, ben 25 sono oggi ancora cacciabili (17 specie di uccelli, 8 specie di Mammiferi):

quaglia,  tortora, beccaccia, beccaccino, pernice rossa, starna, cesena, tordo bottaccio, tordo sassello, germano reale, colombaccio, cornacchia nera,
cornacchia grigia, gazza, pernice bianca, fagiano di monte, coturnice; 

coniglio selvatico, muflone, lepre bianca, volpe, camoscio, capriolo, cervo, daino.

Il quesito referendario continua a prevedere la possibilità di intervenire con abbattimenti di controllo laddove l’eccessiva presenza di fauna selvatica dovesse comportare danni alle attività agricole.

2) Divieto di caccia nella giornata di domenica. Scelta legata soprattutto alla necessità di evitare situazioni di pericolo per tutti i frequentatori dell’ambiente “disarmati” (escursionisti, agricoltori, cercatori di funghi, ecc.). Oggi la caccia è permessa solo per alcuni giorni della settimana, ma la domenica è sempre tra questi.

3) Divieto di cacciare su terreno coperto da neve. Già oggi è così: sono tuttavia previste numerose eccezioni (ad esempio la caccia alla volpe, agli ungulati e alla tipica fauna alpina) che il quesito vorrebbe invece eliminare.

4) Limitazione ai privilegi concessi alle aziende faunistico-venatorie. Di fatto, nelle ex riserve private di caccia si possono abbattere animali in numero molto maggiore rispetto al territorio libero, non dovendosi applicare i limiti di carniere per molte specie. Il referendum vuole abolire questo privilegio per chi può permettersi di andare a caccia in strutture private.

Cronistoria del Referendum, cosa stabilisce la sentenza >>

Articolo tratto da WWF Piemonte e Valle d’Aosta

 

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Le regioni non rispettano le indicazioni europee per la tutela della fauna

Chiusura della stagione venatoriaA chiusura della stagione venatoria il WWF Italia ha ricordato come le Regioni non applicano le  norme europee a tutela della fauna selvatica,  in vigore in Europa dal 1979 e finalmente norme di legge anche in Italia dallo scorso luglio, con l’approvazione dell’art. 42 della  “legge comunitaria”.

Per questo il WWF Italia (insieme a Lav, Lipu, Legambiente, Enpa, Animalisti italiani, Lac)  ha promosso numerosi ricorsi contro  i calendari venatori regionali del 2010/11.

Al tema della caccia in Italia si è interessato recentemente anche Jonathan Franzen, lo scrittore statunitense annoverato tra i venti più grandi scrittori del XXI secolo dal New Yorker, che è anche un appassionato birdwatcher. Lo scorso marzo è arrivato in Italia, seguendo il suo amore per gli uccelli, e il suo viaggio è diventato un articolo di otto pagine pubblicato a luglio sul New Yorker.

“Emptying the Skies” è il titolo (Svuotando i cieli), un j’accuse diretto ed inequivocabile contro la pratica e la cultura  della caccia, che nell’articolo  liquida come “pratica culturale molto antica” e oggi completamente anacronistica.

Nell’articolo lo scrittore cita più volte il lavoro di Anna Giordano, storica attivista WWF conosciuta per la sua difesa dei rapaci contro i bracconieri dello stretto di Messina, e parla dell’impegno delle guardie volontarie del WWF, in particolare del nucleo di Salerno ed il lavoro e la passione di tutti quelli che si battono quotidianamente per la difesa della natura e degli animali selvatici.

Proprio Anna Giordano organizza il campo di vigilanza sullo stretto di Messina, per impedire gli spari contro i rapaci che in migrazione passano su questo tratto di mare, ormai da trent’anni.
Parte infatti l’11 aprile il ventottesimo campo internazionale per la protezione dei rapaci e le cicogne in migrazione sullo Stretto di Messina organizzato da WWF Italia, Associazione Mediterranea per la Natura e NABU (D) I dettagli sul campo su: www.migrazione.it .
Tra aprile e maggio inoltre nella zona di Salerno e Ischia una nuova edizione del campo di vigilanza anti bracconaggio.

L’impressione sconfortante che il  grande scrittore  americano ha avuto del modo in cui in Italia tuttora si pratica la caccia è condivisa dal  WWF.  Il giudizio generale sulla stagione venatoria che si chiude il 31 gennaio (tranne che nel Lazio dove le doppiette potranno  sparare fino al 10  febbraio!)  per il WWF è  del tutto negativo. 

“Una condotta irresponsabile quella tenuta dai Governi regionali in materia di caccia, spesso sostenuta da atti illegittimi a danno del patrimonio naturale nazionale ed internazionale, tante sono le specie migratrici che attraversano o sostano nel nostro Paese. Un’urgenza della quale la Conferenza Stato Regioni deve immediatamente farsi carico per ricondurre l’esercizio dell’attività venatoria nell’alveo della legalità”  ha dichiarato Raniero Maggini vice Presidente WWF Italia.

Le Regioni non hanno applicato la nuova  legge  (art. 42  Legge 96/2010 “Legge comunitaria 2009)  che ha modificato la legge quadro sull’attività venatoria (Legge 157/1992)   e recepito finalmente  i principi fondamentali  della direttiva “Uccelli” (che risale al 1979) rispondendo  anche   a diverse  e pesanti procedure  di infrazione comunitaria aperte contro l’Italia, prevedendo  per il nostro Paese nuovi e stringenti obblighi per la  tutela della fauna e per la  regolamentazione della caccia: l’obbligo, da parte dello  Stato ed ancor più delle  regioni (che approvano i calendari venatori), di vietare la caccia nei periodi di particolare delicatezza per gli uccelli selvatici ( riproduzione e migrazione )  e l’obbligo di mantenerne o riportarne le popolazioni ad uno “stato di conservazione soddisfacente”.

In sostanza le Regioni avrebbero dovuto ridurre la stagione di caccia e proteggere molte specie di uccelli, prima  cacciabili. La stagione di caccia che ora si chiude avrebbe potuto essere  la prima di un “new deal” in cui  l’Italia avrebbe dovuto iniziare a “riempire i cieli ”  ed abbandonare molte delle  modalità barbare ed anacronistiche  della caccia italiana. 

Le Regioni, invece, non hanno rispettato  la nuova legge, non hanno tenuto conto dell’importante documento dell’Ispra  “Guida per la stesura dei calendari venatori ai sensi della legge n. 157/92, così come modificata dalla legge comunitaria 2009, art. 42”,   inviato  a tutte le Regioni il 29 luglio scorso.  Non hanno ascoltato le richieste  del WWF e di decine di altre associazioni ambientaliste ed animaliste  che a giugno hanno inviato puntuali note a tutte le Regioni e Province autonome italiane ed ai Ministri competenti, segnalando l’obbligo di ridurre la durata della stagione venatoria e il numero delle specie cacciabili, in ottemperanza delle modifiche apportate alla legge 157/1992 dalla legge Comunitaria 2009”.

Secondo ISPRAsalvo qualche eccezione:

  • la caccia in Italia dovrebbe aprirsi il 1° ottobre e chiudersi al massimo il 20 gennaio;
  • molte specie andrebbero sospese dai calendari venatori;
  • per molte altre, la caccia potrebbe essere autorizzata solo in presenza di piani di gestione adeguati. 

“Ci appelliamo al senso di responsabilità dei governi regionali e dei ministri, in particolare dell’Ambiente e dell’Agricoltura, affinché la nuova legge apra una stagione di tutela della natura e rispetto delle regole anziché di nuove infrazioni e pesanti contenziosi”. Così concludeva la nota inviata  dalle associazioni alle Regioni a giugno prima che   approvassero i calendari venatori .

Ma il senso di responsabilità e rispetto delle leggi è invece  risultato davvero scarso, tanto che abbiamo dovuto ricorrere al giudice amministrativo per molte regioni che in diversi casi ha messo in discussione gli atti regionali.

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Conferenza stampa del Corpo Forestale dello Stato

“Cifre preoccupanti: 42 casi, accertati dalle analisi, di avvelenamento di animali, in particolare di cani, con bocconi mortali, solo nel 2009.

Il 26% circa dell’intera regione Emilia Romagna. Le indagini del Corpo Forestale dello Stato su 13 casi, dopo circa due anni di lavoro, hanno portato alla denuncia a piede libero di 5 persone, 3 di Bagno di Romagna, 1 di Cesena e 1 di Civitella di Romagna. Queste sono responsabili dell’avvelenamento di 9 cani (8 nel Comune di Bagno e 1 a Civitella).

Le cause addotte dai responsabili sono di “disturbo arrecato alla selvaggina lanciata per il ripopolamento”, e, in alcuni casi, anche vendette personali. Le persone denunciate dovranno rispondere del reato penale di maltrattamento di animali: in base all’articolo 544 bis del codice penale “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi”. Per colpa dei bocconi avvelenati le 5 persone denunciate hanno provocato la morte di 2 segugi, 3 meticci, 1 pastore tedesco ed 1 labrador. Un terranova ed un altro pastore tedesco sono stati salvati.

E’ questo il bilancio dell’operazione “Bocconi amari”, portata a termine dal Corpo Forestale. Le indagini, durate circa 2 anni, hanno interessato l’avvelenamento di 13 cani fra i Comuni di Bagno di Romagna (12) e di Civitella (1) nel periodo che va dalla fine dell’anno 2008 e l’inizio del 2010, con perquisizioni, sequestri, interrogatori, appostamenti, e pedinamenti. Nella rete di crudeltà sono finiti, oltre che cani, anche volpi e lupi che erroneamente vengono ritenuti “nocivi”, in quanto predatori naturali della selvaggina”. (www.romagnaoggi.it – Cesena Pubblicato il 6/12)

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Oltre al grave problema dei rifiuti la Campania non se la passa bene neppure sul fronte caccia… Ma le nostre guardie non demordono.

Anatra alla catena...

Guardie WWF Salerno in azione

Sabato 20 durante i normali controlli in provincia  di Salerno le guardie venatorie del WWF hanno trovato abbattuti da cacciatori una gru e un giovane di nitticora, animali particolarmente protetti e facilmente riconoscibili anche dai meno esperti.

Le guardie WWF insospettite dal comportamento di tre cacciatori, si sono fatte consegnare tutta la fauna abbattuta. I cacciatori  hanno ammesso le loro responsabilità e,  accompagnati alla Caserma dei Carabinieri di Borgo Carillia, sono stati denunciati penalmente e sono state sequestrate le armi, munizioni e gli animali uccisi.

Nella giornata sono stati sequestrati in zona anche diversi anatidi usati come zimbelli, tristemente condannati a galleggiare nel lago malamente incatenati ad ancore (vedi foto a sinistra). Tra i cacciatori responsabili vi sarebbe anche un componente della Commissione provinciale che rilascia le licenze di caccia.

Ci ha detto Alfonso Albero,  coordinatore provinciale delle guardie del nucleo WWF di Salerno: “E’ stata una settimana ricca di impegni e purtroppo anche di denunce di reati gravi a danno dell’ambiente e del mondo animale. Da queste parti la caccia ormai sembra essere senza regole:  specie particolarmente protette abbattute, richiami non autorizzati, appostamenti di caccia gestiti senza criteri e abbattimenti indiscriminata di selvaggina…”

Guarda la gallery sulla Pagina Facebook del WWF Salerno

Anche le colline di Vico Equense sulla ribalta. A finire nel tiro incrociato dei bracconieri finisce stavolta un raro esemplare di gufo di palude trovatosi a transitare da quelle parti durante il periodo di migrazione.

E’ una specie rarissima ed in drastico declino dagli inconfondibili occhi gialli cerchiati di nero. Dopo essere stato intercettato dalle doppiette dei cacciatori è stato lasciato al suolo fino al momento del ritrovamento avvenuto da parte di alcuni cittadini (vedi foto).

Dopo avere allertato il WWF l’animale è stato trasportato al centro di recupero dell’asl di Napoli dove gli è stata riscontrata una doppia frattura a radio ed ulna dell’ala destra causata da arma da fuoco. 

Si tratta della solita punta di iceberg considerato che la percentuale di esemplari abbattuti e poi ritrovati ancora in vita è pur sempre minima rispetto alla effettiva diffusione di un fenomeno che viene costantemente sottovalutato ed ignorato a livello politico.

Gufo di palude ferito

Il gufo di palude ferito

“Si tratta di un gesto barbaro e un danno enorme, dichiara Claudio d’Esposito presidente del wwf Penisola Sorrentina, il gufo sparato dai bracconieri è una specie molto rara e si osserva nel nostro territorio solo durante il passo migratorio. Alcuni esemplari che si sono riprodotti in Scandinavia si sono poi osservati in Spagna, Italia, Grecia, Turchia e Malta. Un soggetto in migrazione dalla Tunisia dopo soli 21 giorni è stato osservato a 3345 chilometri di distanza nella lontana Russia. Ma stavolta il volo di questo splendido rapace è stato interrotto dai pallini di piombo di codardi bracconieri e non sappiamo se potrà mai riacquistare le sue capacità di volo”.

“Si tratta di azioni fuorilegge ma che, nella quasi totalità dei casi, rischiano, purtroppo, di restare impunite. Le gesta di tali vagabondi armati, che non esitano a sparare nei pressi delle abitazioni e in direzione di esse, o che rendono le nostre notti insonni a causa dei richiami che echeggiano dalle montagne a tutto volume fino all’alba, provocano un certo allarme sociale. Sono tante le lamentele che giungono alla segreteria del WWF da parte di cittadini infastiditi o impauriti da tali circostanze e che non trovano ancora il necessario ascolto da parte delle istituzioni o di chi dovrebbe intervenire. La percentuale di fauna protetta sparata in penisola sorrentina e “raccattata” dai volontari, impallinata al suolo, stando ai dati in possesso al Centro di Recupero di Napoli, si pone al primo posto in classifica dell’intera provincia!!! Questo se da un lato vuol dire che c’è un enorme sensibilità da parte dei cittadini che si prodigano nel recuperare tali animali, dall’altro ci da un’idea della sfacciataggine e arroganza dei tanti incalliti sparatori che vagano nel nostro territorio!!!”

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La "decisione" delle associazioni venatorie inviata alla Regione che l'ha recepita tal quale

La "decisione" delle associazioni venatorie inviata alla Regione Calabria che l'ha recepita tal quale

LA VERITA’ SUL CALENDARIO VENATORIO DELLA CALABRIA

Questi i fatti: nel mese di luglio la consulta faunistico- venatoria della Regione Calabria (composta dai rappresentanti delle associazioni venatorie e da agricoltori), aveva discusso e predisposto un calendario venatorio che aveva ottenuto il parere favorevole dell’ISPRA, e che era pronto per essere presentato alla Giunta per l’approvazione ( vedi allegati  pag. 1 e pag. 2 ).

Lo stesso prevedeva solo un anticipo della chiusura ai tordi e alla
beccaccia  di DIECI GIORNI rispetto alla data del 31 gennaio e addirittura
la chiusura al 10 FEBBRAIO per gallinella e porciglione.

Per il resto: preapertura al primo Settembre a Tortora, Cornacchia, Gazza e Merlo, apertura alla Quaglia l’11 settembre, Colombaccio il 19.

Ai primi di agosto, per come risulta dai documenti allegati facenti parte integrante della Delibera di Giunta, tutte le associazioni venatorie, rimangiandosi quanto avevano concordato, si riuniscono  e “decidono”  – da non credersi – un altro calendario venatorio, con anticipo al 5 settembre per la Quaglia e chiusura al  31 gennaio per tordi e beccaccia (vedi l’immagine qui sopra).

Tale calendario  viene tenuto nel cassetto fino al 23 agosto, data dell’approvazione, cioè due mesi e mezzo DOPO la scadenza del 15 giugno, che e’ quella prevista dalla legge per la emanazione dello stesso .

Lo scopo, evidentissimo, era quello di consentire la preapertura alla
quaglia al 5 (anzicheè  l’11)  settembre, senza che sussistessero i
presupposti di legge e senza dare la possibilità agli ambientalisti, visti i tempi, di ricorrere al TAR per impedirla. A giudicare dall’esito del ricorso c’e’ stata quindi una preapertura del tutto illegittima e quindi si e’ andati a caccia quando non si poteva.

Un altro motivo della sospensione e’ stato il mancato recepimento delle indicazioni dell’ISPRA che la Regione aveva ricevuto a Luglio e conseguenti alle modifiche apportate alla legge quadro dall’art.42 della comunitaria. Il tutto con un piano faunistico regionale scaduto DA DUE ANNI.

Lo stesso comunicato delle associazioni venatorie, in cui si sostiene
testualmente che
“In verità già da tempo le Associazioni Venatorie della Calabria hanno
sollecitato la Regione alla riformulazione del calendario avendo nel
frattempo approfondito le problematiche e constatato la concreta possibilità di sospensione del calendario a suo tempo approvato.”
e’ la prova inconfutabile che il calendario non avrebbe retto all’esame del
TAR e che le associazioni venatorie avevano capito di aver sbagliato.

A leggere certi commenti (e non sono pochi!) ci convinciamo sempre di più che per molti  il termine “legge” non abbia alcun significato, ma non abbiamo l’illusione di redimere chi della violenza e della sua esaltazione, ne ha fatto uno stile di vita.

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