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Le regioni non rispettano le indicazioni europee per la tutela della fauna

Chiusura della stagione venatoriaA chiusura della stagione venatoria il WWF Italia ha ricordato come le Regioni non applicano le  norme europee a tutela della fauna selvatica,  in vigore in Europa dal 1979 e finalmente norme di legge anche in Italia dallo scorso luglio, con l’approvazione dell’art. 42 della  “legge comunitaria”.

Per questo il WWF Italia (insieme a Lav, Lipu, Legambiente, Enpa, Animalisti italiani, Lac)  ha promosso numerosi ricorsi contro  i calendari venatori regionali del 2010/11.

Al tema della caccia in Italia si è interessato recentemente anche Jonathan Franzen, lo scrittore statunitense annoverato tra i venti più grandi scrittori del XXI secolo dal New Yorker, che è anche un appassionato birdwatcher. Lo scorso marzo è arrivato in Italia, seguendo il suo amore per gli uccelli, e il suo viaggio è diventato un articolo di otto pagine pubblicato a luglio sul New Yorker.

“Emptying the Skies” è il titolo (Svuotando i cieli), un j’accuse diretto ed inequivocabile contro la pratica e la cultura  della caccia, che nell’articolo  liquida come “pratica culturale molto antica” e oggi completamente anacronistica.

Nell’articolo lo scrittore cita più volte il lavoro di Anna Giordano, storica attivista WWF conosciuta per la sua difesa dei rapaci contro i bracconieri dello stretto di Messina, e parla dell’impegno delle guardie volontarie del WWF, in particolare del nucleo di Salerno ed il lavoro e la passione di tutti quelli che si battono quotidianamente per la difesa della natura e degli animali selvatici.

Proprio Anna Giordano organizza il campo di vigilanza sullo stretto di Messina, per impedire gli spari contro i rapaci che in migrazione passano su questo tratto di mare, ormai da trent’anni.
Parte infatti l’11 aprile il ventottesimo campo internazionale per la protezione dei rapaci e le cicogne in migrazione sullo Stretto di Messina organizzato da WWF Italia, Associazione Mediterranea per la Natura e NABU (D) I dettagli sul campo su: www.migrazione.it .
Tra aprile e maggio inoltre nella zona di Salerno e Ischia una nuova edizione del campo di vigilanza anti bracconaggio.

L’impressione sconfortante che il  grande scrittore  americano ha avuto del modo in cui in Italia tuttora si pratica la caccia è condivisa dal  WWF.  Il giudizio generale sulla stagione venatoria che si chiude il 31 gennaio (tranne che nel Lazio dove le doppiette potranno  sparare fino al 10  febbraio!)  per il WWF è  del tutto negativo. 

“Una condotta irresponsabile quella tenuta dai Governi regionali in materia di caccia, spesso sostenuta da atti illegittimi a danno del patrimonio naturale nazionale ed internazionale, tante sono le specie migratrici che attraversano o sostano nel nostro Paese. Un’urgenza della quale la Conferenza Stato Regioni deve immediatamente farsi carico per ricondurre l’esercizio dell’attività venatoria nell’alveo della legalità”  ha dichiarato Raniero Maggini vice Presidente WWF Italia.

Le Regioni non hanno applicato la nuova  legge  (art. 42  Legge 96/2010 “Legge comunitaria 2009)  che ha modificato la legge quadro sull’attività venatoria (Legge 157/1992)   e recepito finalmente  i principi fondamentali  della direttiva “Uccelli” (che risale al 1979) rispondendo  anche   a diverse  e pesanti procedure  di infrazione comunitaria aperte contro l’Italia, prevedendo  per il nostro Paese nuovi e stringenti obblighi per la  tutela della fauna e per la  regolamentazione della caccia: l’obbligo, da parte dello  Stato ed ancor più delle  regioni (che approvano i calendari venatori), di vietare la caccia nei periodi di particolare delicatezza per gli uccelli selvatici ( riproduzione e migrazione )  e l’obbligo di mantenerne o riportarne le popolazioni ad uno “stato di conservazione soddisfacente”.

In sostanza le Regioni avrebbero dovuto ridurre la stagione di caccia e proteggere molte specie di uccelli, prima  cacciabili. La stagione di caccia che ora si chiude avrebbe potuto essere  la prima di un “new deal” in cui  l’Italia avrebbe dovuto iniziare a “riempire i cieli ”  ed abbandonare molte delle  modalità barbare ed anacronistiche  della caccia italiana. 

Le Regioni, invece, non hanno rispettato  la nuova legge, non hanno tenuto conto dell’importante documento dell’Ispra  “Guida per la stesura dei calendari venatori ai sensi della legge n. 157/92, così come modificata dalla legge comunitaria 2009, art. 42”,   inviato  a tutte le Regioni il 29 luglio scorso.  Non hanno ascoltato le richieste  del WWF e di decine di altre associazioni ambientaliste ed animaliste  che a giugno hanno inviato puntuali note a tutte le Regioni e Province autonome italiane ed ai Ministri competenti, segnalando l’obbligo di ridurre la durata della stagione venatoria e il numero delle specie cacciabili, in ottemperanza delle modifiche apportate alla legge 157/1992 dalla legge Comunitaria 2009”.

Secondo ISPRAsalvo qualche eccezione:

  • la caccia in Italia dovrebbe aprirsi il 1° ottobre e chiudersi al massimo il 20 gennaio;
  • molte specie andrebbero sospese dai calendari venatori;
  • per molte altre, la caccia potrebbe essere autorizzata solo in presenza di piani di gestione adeguati. 

“Ci appelliamo al senso di responsabilità dei governi regionali e dei ministri, in particolare dell’Ambiente e dell’Agricoltura, affinché la nuova legge apra una stagione di tutela della natura e rispetto delle regole anziché di nuove infrazioni e pesanti contenziosi”. Così concludeva la nota inviata  dalle associazioni alle Regioni a giugno prima che   approvassero i calendari venatori .

Ma il senso di responsabilità e rispetto delle leggi è invece  risultato davvero scarso, tanto che abbiamo dovuto ricorrere al giudice amministrativo per molte regioni che in diversi casi ha messo in discussione gli atti regionali.

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Questa vicenda non ha come tema la caccia, tuttavia ne parliamo qui per evidenziare come l’encomiabile attività delle nostre guardie venatorie volontarie sia rivolta non solo ai cacciatori ma anche a tutti gli altri problemi ambientali che si presentano sul territorio.

 

Una delle centinaia di tortore morte

Una delle centinaia di tortore morte (WWF)

Le guardie venatorie del Wwf seguono, ormai da più di una settimana, la vicenda dell’inspiegabile morte di migliaia di esemplari di tortore dal collare nella zona di Faenza, in prossimità di un sito industriale agroalimentare.

Secondo le testimonianze di alcuni cittadini che vivono nell’area, tale fenomeno è già accaduto in passato; tuttavia, malgrado le proteste presso il Comune e la Asl, non vi è stato alcun seguito.

Ad oggi sono circa mille gli esemplari raccolti dal Wwf. Gli animali sono stati ritrovati entro un raggio di 150 metri dai confini dell’impresa agroalimentare, lungo tre lati del perimetro aziendale. Non più di una cinquantina, invece, sono stati quelli ancora in vita consegnati al Centro Recupero Fauna Selvatica di Modena, “Il Pettirosso”. La maggioranza dei volatili, però, è deceduta per il quadro clinico compromesso. Una parte degli animali morti sono stati consegnati all’Asl competente, che “ha accettato di verificare le cause che hanno comportato una simile, improvvisa, moria di una sola specie”.

Tutti gli elementi esaminati dal Wwf disegnano “un quadro compatibile con un avvelenamento acuto da sostanza tossica, mentre è risibile l’ipotesi di indigestione. In questo caso, infatti, vi sarebbero stati ritrovamenti di tortore morte anche nei pressi dei campi di girasole, mentre non è mai accaduto”. A conferma di un forte sospetto sull’ipotesi tossicologica, il Wwf segnala la necrosi rapidissima di fegato e reni, che ha colpito gli animali “mentre i semi erano ancora nel gozzo e non ancora scesi nell’esofago, come hanno mostrato i primi accertamenti”.

“A distanza di una settimana -sottolinea quindi il Wwf- non esiste ancora alcuna ipotesi sicura. Si sono avanzate supposizioni sul semplice ritrovamento di virus appartenenti al ceppo dei Paramyxovirus, tipici dei columbiformi, che però sono causa di morte solo in casi rarissimi e con un quadro sintomatico assolutamente differente”.

“E’ urgente, dunque -secondo il Wwf- accertare come mai un’eventuale sostanza tossica di tale pericolosità possa essere presente in un impianto a destinazione in parte agroalimentare e, in parte, di incenerimento e produzione di energia da fonte rinnovabile. Entrambi tali aspetti avrebbero dovuto, di fronte all’evidenza e alla dimensione del fenomeno, allarmare sia Arpa (Distretto di Faenza), sia il Servizio Veterinario dell’Ausl di Ravenna”.

Il Wwf insiste, infine, sul fatto che si debbano accelerare i tempi delle analisi, perché’ si accerti “se ci troviamo di fronte a un rischio anche per la filiera alimentare umana. E’ urgente chiudere gli esami in tempi brevi, anche per dare informazioni all’opinione pubblica, che chiede garanzia di tutela della salute e del consumatore, nonche’ delle altre specie animali, vittime troppo spesso di eventi simili, cui si da poco peso”.

All’Istituto Zooprofilattico dovranno però vagliare una quarta ipotesi relativa al fatto che le Tortore possano aver trovato una maniera di auto ridursi dopo che quest’anno non era stata autorizzata la caccia. L’ipotesi è stata avanzata da ambienti venatori romagnoli che quest’anno avevano dovuto abbassare la doppiette. Si vedrà.

Ormai, secondo il WWF, sono non meno di 5000 le Tortore morte. Misteriosi omini permettendo. Anche stamani, infatti, omini in camice, arrivano veloci, prelevano ed inviano all’inceneritore. Chi sono? E chi li ha incaricati?

All’Istituto Zooprofilattico dovranno però vagliare una quarta ipotesi relativa al fatto che le Tortore possano aver trovato una maniera di… auto ridursi! Visto che nemmeno quest’anno ne era stata autorizzata la caccia. L’ipotesi sarebbe stata avanzata da ambienti venatori romagnoli.

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Oltre al grave problema dei rifiuti la Campania non se la passa bene neppure sul fronte caccia… Ma le nostre guardie non demordono.

Anatra alla catena...

Guardie WWF Salerno in azione

Sabato 20 durante i normali controlli in provincia  di Salerno le guardie venatorie del WWF hanno trovato abbattuti da cacciatori una gru e un giovane di nitticora, animali particolarmente protetti e facilmente riconoscibili anche dai meno esperti.

Le guardie WWF insospettite dal comportamento di tre cacciatori, si sono fatte consegnare tutta la fauna abbattuta. I cacciatori  hanno ammesso le loro responsabilità e,  accompagnati alla Caserma dei Carabinieri di Borgo Carillia, sono stati denunciati penalmente e sono state sequestrate le armi, munizioni e gli animali uccisi.

Nella giornata sono stati sequestrati in zona anche diversi anatidi usati come zimbelli, tristemente condannati a galleggiare nel lago malamente incatenati ad ancore (vedi foto a sinistra). Tra i cacciatori responsabili vi sarebbe anche un componente della Commissione provinciale che rilascia le licenze di caccia.

Ci ha detto Alfonso Albero,  coordinatore provinciale delle guardie del nucleo WWF di Salerno: “E’ stata una settimana ricca di impegni e purtroppo anche di denunce di reati gravi a danno dell’ambiente e del mondo animale. Da queste parti la caccia ormai sembra essere senza regole:  specie particolarmente protette abbattute, richiami non autorizzati, appostamenti di caccia gestiti senza criteri e abbattimenti indiscriminata di selvaggina…”

Guarda la gallery sulla Pagina Facebook del WWF Salerno

Anche le colline di Vico Equense sulla ribalta. A finire nel tiro incrociato dei bracconieri finisce stavolta un raro esemplare di gufo di palude trovatosi a transitare da quelle parti durante il periodo di migrazione.

E’ una specie rarissima ed in drastico declino dagli inconfondibili occhi gialli cerchiati di nero. Dopo essere stato intercettato dalle doppiette dei cacciatori è stato lasciato al suolo fino al momento del ritrovamento avvenuto da parte di alcuni cittadini (vedi foto).

Dopo avere allertato il WWF l’animale è stato trasportato al centro di recupero dell’asl di Napoli dove gli è stata riscontrata una doppia frattura a radio ed ulna dell’ala destra causata da arma da fuoco. 

Si tratta della solita punta di iceberg considerato che la percentuale di esemplari abbattuti e poi ritrovati ancora in vita è pur sempre minima rispetto alla effettiva diffusione di un fenomeno che viene costantemente sottovalutato ed ignorato a livello politico.

Gufo di palude ferito

Il gufo di palude ferito

“Si tratta di un gesto barbaro e un danno enorme, dichiara Claudio d’Esposito presidente del wwf Penisola Sorrentina, il gufo sparato dai bracconieri è una specie molto rara e si osserva nel nostro territorio solo durante il passo migratorio. Alcuni esemplari che si sono riprodotti in Scandinavia si sono poi osservati in Spagna, Italia, Grecia, Turchia e Malta. Un soggetto in migrazione dalla Tunisia dopo soli 21 giorni è stato osservato a 3345 chilometri di distanza nella lontana Russia. Ma stavolta il volo di questo splendido rapace è stato interrotto dai pallini di piombo di codardi bracconieri e non sappiamo se potrà mai riacquistare le sue capacità di volo”.

“Si tratta di azioni fuorilegge ma che, nella quasi totalità dei casi, rischiano, purtroppo, di restare impunite. Le gesta di tali vagabondi armati, che non esitano a sparare nei pressi delle abitazioni e in direzione di esse, o che rendono le nostre notti insonni a causa dei richiami che echeggiano dalle montagne a tutto volume fino all’alba, provocano un certo allarme sociale. Sono tante le lamentele che giungono alla segreteria del WWF da parte di cittadini infastiditi o impauriti da tali circostanze e che non trovano ancora il necessario ascolto da parte delle istituzioni o di chi dovrebbe intervenire. La percentuale di fauna protetta sparata in penisola sorrentina e “raccattata” dai volontari, impallinata al suolo, stando ai dati in possesso al Centro di Recupero di Napoli, si pone al primo posto in classifica dell’intera provincia!!! Questo se da un lato vuol dire che c’è un enorme sensibilità da parte dei cittadini che si prodigano nel recuperare tali animali, dall’altro ci da un’idea della sfacciataggine e arroganza dei tanti incalliti sparatori che vagano nel nostro territorio!!!”

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Escursionisti in bici nei boschi

Foto di LeeBrimelow/www.flickr.com

C’è un nuovo alleato nella battaglia contro i bracconieri che saccheggiano il patrimonio faunistico bresciano. Si chiama comunità. Molte delle operazioni portate a termine nel fine settimana dal nucleo delle guardie venatorie del Wwf sono scaturite da segnalazioni di cittadini, turisti e cacciatori rispettosi delle regole.

Emblematico l’episodio accaduto domenica scorsa a Cazzago. Un gruppo di escursionisti in mountain-bike ha telefonato al WWF  lamentandosi delle centinaia di fucilate esplose durante il loro passaggio lungo un sentiero ciclabile in località Boschi.

Durante il sopralluogo, le guardie venatorie hanno sorpreso un cacciatore che utilizzava un telefonino cellulare come richiamo acustico, azionando un file mp3 con la registrazione del canto del fringuello. I telefonini di nuova generazione sono dotati di un efficace altoparlante e per questo vengono sempre più spesso utilizzati per eludere i controlli. Cellulare e fucile sono stati sequestrati dalla Forestale.

E a poca distanza, a finire nella rete dei controlli è stato un 59enne di Sarezzo che custodiva nel carniere una ventina di fringuelli. Ha fatto decisamente peggio un 55enne di Provaglio che oltre ad impiegare un richiamo acustico ha abbattuto un campionario di specie protette: due migliarini di palude, tre verzellini, un cardellino e nove fringuelli. E sempre per abbattimento di specie non cacciabili è finito nei guai un 50enne di Nave impegnato in una battuta a Ospitaletto. All’uomo, in questo caso, sono stati sequestrati dodici fringuelli e una capinera.

Ieri altre violazioni nel giorno di silenzio venatorio: un 44enne di Cazzago, nelle vicinanze del casello autostradale di Ospitaletto è stato sorpreso mentre a fucile spianato attendeva l’arrivo di volatili attirati da un richiamo elettroacustico vietato. Il tutto mentre un compagno di battuta sparava a un passero.

Nei giorni scorsi a Bione, infine, le guardie venatorie hanno individuato un capanno di caccia mimetizzato nella vegetazione dove erano posizionati dei bacchettoni di vischio. Attorno alle trappole, delle gabbie con 50 richiami vivi di specie protette o prive di anello inamovibile: lucherini, passeri, storni, frosoni, fringuelli e peppole.

Nell’appostamento la Polizia provinciale ha anche sequestrato tre reti, 38 sep, tre richiami elettroacustici vietati, e carcasse di volatili di specie protette come pettirossi, balia nera e fringuello.

(tratto dal quotidiano Brescia Oggi del 20.10.10) 

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E’ in nero il bilancio del WWF  sulla prima giornata di caccia 

La cicogna nera dal veterinario nel centro recuperoLa prima giornata di caccia si è aperta sotto i peggiori auspici: è successo tutto quello che non dovrebbe accadere in un’attività che si vuole presentare come rispettosa e regolata.

Ci sono gli incidenti tra cacciatori, come quello accaduto in provincia di Ascoli Piceno, le multe emesse per continue violazioni da parte delle guardie volontarie venatorie del WWF, ci sono i Centri Recupero Animali Selvatici dell’associazione in piena attività con gheppi, poiane e aironi feriti da armi da fuoco.

Ma l’icona del mancato rispetto da parte dei cacciatori delle specie più rare e protette del nostro paese è l’esemplare di Cicogna nera abbattuta a colpi di fucile  in una delle più belle e importanti zone umide toscane, nel padule di Fucecchio. Proprio per quest’area  il WWF aveva da tempo chiesto di istituire un’area protetta essendo l’ultima grande zona umida della Toscana ancora priva di tutela.

La cicogna nera era stata avvistata da alcune settimane assieme ad un gruppo di cicogne bianche dal Centro di Ricerca del Padule di Fucecchio e segnalata a tutti gli organi di vigilanza. 

“Impossibile non riconoscere un esemplare di Cicogna nera – ha dichiarato Fulco Pratesi, Presidente onorario del WWF – Il tipo di volo, le dimensioni e i colori ne fanno una specie inconfondibile. Chi ha sparato contro questo animale, di cui restano solo circa 10 coppie nidificanti nel nostro paese e per questo considerato rarissimo, aveva tutta l’intenzione di abbatterla magari portandosi il trofeo in casa. E’ un gesto che sommato ai tanti  simboleggia quanto la caccia in Italia sia un’attività incompatibile con la ricchezza di biodiversità del nostro paese, con la sicurezza e soprattutto con le norme europee che vietano rigorosamente di sparare a specie rare e per questo protette e impongono di tutelare  anche quelle cacciabili. Inoltre la caccia in Italia viene ancora svolta in periodi delicatissimi per la riproduzione di molte specie animali come è accaduto con le preaperture decise in molte regioni e che per questo violano le stesse indicazioni UE oggi anche Legge dello Stato.”

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…in quelle pochissime regioni (Piemonte e Liguria e le Province di Trento e Bolzano) che hanno aspettato la data regolare di apertura per la stagione venatoria stabilita dalla legge: la terza domenica di settembre.

In tutte le altre Regioni si spara già da tre settimane, con un danno gravissimo inferto alla fauna selvatica che viene colpita nel periodo delicato di riproduzione, di cura dei piccoli e di preparazione per i lunghi voli che moltissime specie di uccelli si apprestano ad iniziare verso i luoghi di sosta invernale.

Fulco Pratesi, Presidente onorario WWF Italia ha detto “Quello che tutto il mondo non capisce (vedi l’inchiesta di Jonathan Franzen sulla caccia in Italia, Malta e Cipro pubblicata sul New Yorker a luglio con un’ intervista al sottoscritto) è come sia possibile che l’1% della popolazione possa arrogarsi il diritto di aggredire a suo piacimento il patrimonio faunistico di proprietà anche del restante 99% degli italiani” .

Il WWF ribadisce il giudizio completamente negativo sulla mancata applicazione da parte delle Regioni italiane della nuova legge (Art. 42 della Legge comunitaria 2009), approvata dal Parlamento italiano a luglio, ma del tutto disattesa dalle Amministrazioni regionali.

Queste non hanno neanche tenuto conto delle indicazioni dell‘Ispra (Istituto Superiore Ricerca Ambientale organo tecnico- scientifico dello Stato) che il 29 luglio scorso ha inviato a tutte le Regioni un importante documento (“Guida per la stesura dei calendari venatori ai sensi della legge n. 157/92, cosi’ come modificata dalla legge comunitaria 2009, art. 42“), che stabilisce che, per molte specie di animali selvatici, la caccia in Italia dovrebbe aprirsi il 1° ottobre e chiudersi il 20 gennaio, mentre per altre andrebbe almeno temporaneamente sospesa e per molte altre specie la caccia potrebbe essere autorizzata solo in presenza di “piani di gestione” che ne valutino la consistenza e lo stato di “salute”.

La risposta delle Regioni è persino peggiore degli anni passati: numerose e gravi violazioni delle norme della Legge quadro sulla caccia, sia quelle precedenti alla riforma dell’art. 42 (ad esempio le preaperture, la mancata tutela delle “Zone di Protezione Speciale”, la caccia in deroga), sia quelle “nuove” – ma che in realtà l’Europa ci chiedeva di applicare dal 1979 – richiamate anche nel parere dell’ISPRA.

Alcuni casi particolarmente gravi sono stati fermati solo grazie alle nostre proteste e diffide: Veneto e Lombardia volevano riapprovare la barbara ed illegale pratica della “caccia in deroga”, determinando l’uccisione di milioni di piccolissimi uccelli, protetti dall’Unione Europea.

Invece una buona notizia arriva proprio in questi giorni da Trento dove il Comitato Faunistico Provinciale ha sospeso per questa stagione la caccia alla pernice bianca e alla coturnice. Un risultato arrivato grazie alle pressioni e all’attività divulgativa del WWF sul territorio, con il coinvolgimento della popolazione e l’appoggio della Provincia Autonoma a cui vanno i ringraziamenti dell’associazione.

Dopo l’approvazione pochi mesi fa dell’art. 42 della Legge Comunitaria, questa stagione venatoria avrebbe potuto segnare la svolta, la stagione di un prelievo venatorio finalmente basato non sulle richieste e i desiderata dei cacciatori ma su solide basi scientifiche. Niente di tutto questo è però avvenuto.

Poiché le note e le diffide inviate di concerto con altre associazioni a giugno a tutte le Regioni non sono risultate sufficienti, ora il WWF tornerà nelle Aule dei Tribunali amministrativi regionali per chiedere attraverso numerosi ricorsi l’applicazione ed il rispetto delle regole da parte di Regioni e Province, per la tutela della fauna selvatica e dell’ambiente, dovere stabilito anche dalla Costituzione, per garantire l’adeguamento della gestione dell’attività venatoria alle regole stabilite dall’Unione Europea ed ormai introdotte anche nel nostro Paese.

Il comportamento delle Regioni conferma la grande carenza di attenzione per la tutela della fauna selvatica ed il sostanziale inadempimento di leggi italiane ed europee, nonostante l’anno della Biodiversità che avrebbe dovuto suggerire l’opportunità di ben altra condotta. Tutto ciò in contraddizione con la sensibilità del Parlamento che ha approvato l’art. 42 e con un sondaggio promosso in questi giorni dalle stesse associazioni di cacciatori (condotto da Astra) che rivela che il 47% degli italiani è contro la caccia, mentre un 43% si dice “non contrario alla caccia” per principio ma la accetta solo se “normata, limitata, responsabile e sostenibile”.

Solo il 10% è quindi favorevole ad una caccia senza regole adeguate come quella attuale. L’importanza del pieno rispetto delle regole viene ribadita anche dal Corpo Forestale che proprio in questi giorni ha stilato un elenco di 12 consigli per essere un “cacciatore a norma di legge”.

Proprio per vigilare sul rispetto delle regole, come ogni anno sul territorio ci sono anche le 350 guardie volontarie venatorie del WWF che lavorano in stretta collaborazione con l’Autorità Giudiziaria. Il lavoro delle Guardie è documentato anche dai numerosi video caricati su You Tube .

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Il WWF Sicilia: “In Sicilia nei primi nei primi due giorni di apertura strage di fauna e di legalità. A caccia anche ragazzi minorenni armati con fucili.

Sicilia, una guardia volontaria WWF

Sicilia, una guardia volontaria WWF

“E’ stata una strage di fauna e di legalità”. Così il WWF Sicilia commenta i primi giorni di caccia nell’isola, alla luce delle testimonianze raccolte dalle proprie guardie volontarie ed attivisti. Il Calendario venatorio emanato dall’Assessore regionale all’Agricoltura on. Titti Bufardeci aveva autorizzato in via straordinaria due giornate di anticipo della stagione di caccia per l’1 e 2 settembre.

Sulla carta
non si tratta dell’apertura generale della stagione venatoria, ma di una speciale deroga limitata. Secondo il calendario, infatti, si potevano cacciare solo tortore, colombacci e merli e nessun’altra selvaggina; ai cacciatori era proibito muoversi liberamente per le campagne (caccia vagante) essendo autorizzata solo la “caccia da appostamento”, ossia “capanni” temporanei “costituiti da ripari di fortuna o da attrezzature smontabili”; inoltre i cacciatori non potevano imbracciare il fucile al di fuori di tali appostamenti, a meno che non fosse scarico e in custodia. Inoltre la caccia è attualmente vietata, secondo il Calendario, in tutte le Isole minori siciliane…

Invece…

Ragazzino con il fucile nella campagna di Caltanissetta“Da quanto hanno accertato i nostri volontari e guardie giurate con videoregistrazioni digitali – dichiara Pier Francesco Rizza, Presidente del WWF Sicilia – in questi giorni sono stati più volte violati, in moltissime località dell’Isola, i divieti e le limitazioni previste: si è sparato, a Lampedusa come a Lipari; su decine di cacciatori incontrati nelle campagne del nisseno nessuno era in appostamento e tutti scorrazzavano liberamente in caccia vagante; abbiamo assistito a battute di caccia al coniglio con cani da cerca (modalità e specie vietate!) ed a spari oltre gli orari consentiti.

Il WWF ha accertato una diffusa ed allarmante “deregulation” venatoria
ed in alcuni casi abbiamo dovuto chiedere, come a Caltanissetta, l’intervento di Carabinieri e Corpo Forestale”. “Nelle campagne del Nisseno, inoltre, abbiamo documentato un gravissimo fatto – aggiunge Ennio Bonfanti, coordinatore regionale delle Guardie giurate WWF -: ad imbracciare il fucile da caccia e sparare ai colombacci abbiamo scoperto un minore, accompagnato dal padre che assisteva come se ciò fosse normale e non un grave reato”. Guarda il video.

La preapertura decisa dall’Assessore Bufaredeci, con l’anticipazione di ben 18 giorni rispetto alla data canonica di apertura della caccia (terza domenica di settembre) si è rivelata una strage non solo di fauna ma anche di legalità. Il messaggio che è passato è stato catastrofico: il 1° settembre si apre comunque la caccia e quando si apre la caccia si spara, punto e basta; le numerose e dettagliate limitazioni e le prescrizioni delle norme vigenti sono diventate carta straccia!

Anche la tragica morte  del cacciatore di Pachino (SR) del 2 settembre, trovato morto in un dirupo per una caduta accidentale, conferma che il divieto di caccia vagante è stato largamente ignorato. Con il corpo Forestale ancora impegnato nell’emergenza incendi, inoltre, è stato di fatto impossibile controllare compiutamente le decine di miglia di cacciatori – provenienti anche da Calabria, Puglia ed altre regioni! – che si sono riversati nelle campagne. Per questo il WWF Sicilia ha chiesto l’immediata sospensione della stagione venatoria per ristabilire il pieno rispetto delle regole ed assicurare una capillare vigilanza, bloccando ulteriori attacchi alla fauna.

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