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Posts Tagged ‘Bocconi avvelenati’

A. Quercioli Nucleo Antiveleni Polizia Provinciale di  Firenze

Il Nucleo Antiveleni della Polizia Provinciale di Firenze constata la morte per avvelenamento di un lupo (foto A. Quercioli)

Morti di cani, gatti e animali selvatici continuano a susseguirsi per il criminoso utilizzo di bocconi avvelenati. Anche se tutta la Provincia di Firenze è colpita, vi sono aree dove il fenomeno è particolarmente e tristemente diffuso.

Di particolare gravità il caso delle colline che da Firenze giungono all’Impruneta, dove anno dopo anno questa illecita e vergognosa pratica continua a mietere vittime in una zona, fra l’altro, che è densamente abitata e a due passi dai centri urbani. La denuncia è stata diffusa ieri a Firenze nel corso di una conferenza stampa promossa da WWF, LAV, Italia Nostra, Ceda.

I numeri
I numeri purtroppo parlano chiaro, tanto più che si riferiscono alla ‘punta dell’iceberg’ del fenomeno, cioè solo la piccola percentuale conosciuta dei casi accaduti. Negli ultimi 3 anni i dati noti alle Associazioni, derivanti sia dalla lista delle denunce giunte alla Polizia Provinciale di Firenze sia da notizie raccolte in loco da persone direttamente colpite, indicano come nel Comune di Impruneta e nelle sue immediate vicinanze, sul versante di queste colline che si porta verso Firenze, sono conosciuti almeno 20 casi di avvelenamenti (singoli o multipli, spesso mortali) e/o di ritrovamento di esche avvelenate.

Gli animali colpiti sono stati 15 cani, 1 gatto, 50 lepri, 1 volpe; in due casi sono state rinvenute esche avvelenate, fortunatamente rimosse prima che potessero espletare la loro macabra funzione. Altri animali, in particolare numerosi gatti, sono ‘spariti’ in modo molto sospetto. 

Tali numeri siano solo una piccola percentuale di quanto in realtà succede, perché ovviamente nulla si sa delle morti degli animali selvatici e anche per quanto riguarda gli animali domestici non tutti i casi vengono denunciati.

Le cause

Lupo avvelenato (foto A.Quercioli)

Lupo avvelenato (foto A.Quercioli, Nucleo Antiveleni Polizia Provinciale di Firenze)

Tanti dati e le sentenze di tribunali, oltre che l’intensificarsi degli avvelenamenti nei mesi primaverili o in quelli di fine estate (subito dopo e subito prima la stagione venatoria, in corrispondenza delle attività di ripopolamento di lepri e fagiani), le connessioni con istituti faunistico-venatori nonché il frequente recupero, durante le perquisizioni domiciliari, di trappole,  tagliole, lacci, animali illecitamente abbattuti, armi e pallottole indicano la responsabilità di alcuni ambienti venatori nella diffusione di questo fenomeno criminoso.

Un fenomeno che anno dopo anno continua a portare ad una morte atroce un numero elevatissimo di animali domestici e selvatici. Come si sa, poi vi possono essere anche altre motivazioni alla base di questo triste fenomeno ma tutti i dati indicano come causa prevalente la persecuzione degli animali predatori operata da cacciatori laddove vengono effettuate attività di ripopolamento di fagiani e lepri per finalità di caccia. In particolare non va dimenticato che le leggi che disciplinano l’attività venatoria, soltanto dal 1977 prevedono il divieto di usare esche avvelenate fino ad allora consentite.

Le concause
Le concause sono l’indifferenza e la sottovalutazione nei confronti di questo crimine. Il fenomeno degli avvelenamenti continua perché ben poco si fa per contrastarlo. Le Istituzioni cosa fanno? Abbiamo solo pochi esempi di concreto impegno, come nel caso della Polizia Provinciale di Firenze che ha attivato un gruppo di lavoro specifico sul problema, cosa che ha permesso l’individuazione in numerosi casi dei responsabili degli avvelenamenti.

Salvo questa rara situazione di eccellenza, in questi anni si è parlato di questo problema solo grazie a cittadini e a Associazioni che hanno voluto denunciare questo crimine nascosto e lavorare per contrastarlo. La stessa legge regionale su questo tema ormai nel 2001, resta in gran parte inapplicata.

Dov’è la lista delle sostanze più usate dagli avvelenatori da sottoporre a restrizioni e controlli nel commercio? Dove sono le iniziative dei Comuni sulla messa in sicurezza delle aree colpite con tabellazione di pericolo e azioni di bonifica? Dove sono le attività di sensibilizzazione e messa a conoscenza della cittadinanza su questo pericolo che purtroppo ogni giorno è accanto a noi? Dove sono, salvo casi particolari e purtroppo limitati, concreti impegni da parte delle Forze dell’Ordine per contrastare efficacemente questo crimine? Dove sono azioni di ‘dissuasione’ del fenomeno andando ad incidere su quelle che sono le cause di questo fenomeno (in primis i legami che in molti casi si evidenziano con l’attività venatoria)?

Le richieste di WWF, LAV, Italia Nostra, Ceda

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Stricnina

Stricnina, il veleno usato per confezionare i bocconi

Alla Camera dei Deputati è stata rinviato, di fatto, a dopo le elezioni regionali l’esame del provvedimento che allungherà ulteriormente la stagione venatoria.

Intanto una tranquilla domenica di paura in Provincia di Chieti (Abruzzo), il 28 febbraio, durante il censimento di un raro rapace, il nibbio reale. Risultati: un cane di un noto ornitologo morto avvelenato; 5 colpi di fucile ascoltati in pieno periodo di caccia chiusa; un bracconiere osservato con carabina vagare nei campi; due fuoristrada incrociati con a bordo cani da caccia.

La storia della morte degli orsi avvelenati di qualche anno fa non ha insegnato niente. Domenica scorsa tanti appassionati ornitologi, anche provenienti da fuori regione, erano impegnati in una giornata di censimento in provincia di Chieti. Un giorno di volontariato dedicata al monitoraggio di una rara specie di rapace, il Nibbio reale, che ha fatto emergere una situazione di diffusa illegalità.

Oltre 30 ornitologi e volontari erano sparsi su tutta la parte meridionale della provincia di Chieti alla ricerca dei nibbi reali. Infatti quest’area ospita una delle popolazioni più importanti d’Europa. Alla giornata di monitoraggio hanno partecipato volontari della LIPU, WWF, Stazione Ornitologica Abruzzese ed esperti del Corpo Forestale dislocati su 75 diversi punti di osservazione “armati” solo di binocoli e potenti cannocchiali.

Nell’area di Guardiagrele gli ornitologi hanno constatato la presenza diffusa di persone in atteggiamento di caccia e sentito diversi colpi di fucile. Il tutto a caccia chiusa ormai da un mese e in pieno giorno. Un noto ornitologo, invece, insieme al suo cane, un giovane pastore australiano, si è appostato sul colle del monumento degli alpini accanto a Torricella Peligna all’interno di un’Area Cinofila (un’area istituita dalla Provincia dove è vietata l’attività venatoria ma si possono allenare cani da caccia durante tutto l’anno).

 
Il cane avvelenato

Il cane avvelenato

Il cane correva contento nel prato, ma la corsa è durata solo pochi minuti e dopo neppure 10 secondi di tremori l’animale è caduto inerme al suolo! Intanto passavano ancora i nibbi ed una poiana, più in basso auto con persone che cercavano verdure selvatiche nei campi.

Pronta la denuncia ai carabinieri del posto e pronto il sopraggiungere del Dirigente veterinario di zona che non poteva che constatare il decesso e ipotizzarne la causa: stricnina, un veleno il cui possesso è vietato perchè ha una tossicità ed una letalità superiore all’ arsenico. Per questo è molto noto ai bracconieri che la usano per uccidere volpi e lupi ma anche ai deliquenti vigliacchi e disonesti che per evitare che altri frequentino le “loro zone” spargono piccoli bocconi letali nelle campagne!

Aquila reale uccisa da veleno

Una delle aquile reali uccise dai bocconi avvelenati in Sardegna nel 2007

Così, tra lancinanti dolori, in Abruzzo muoiono orsi, lupi, aquile, grifoni e gli stessi nibbi reali (leggi la nostra news del 2007) che si nutrono di carne ed anche cani da compagnia ignari. Nel frattempo nessuno parla e tantomeno denuncia questi criminali le cui azioni, mai scoperte, rischiano di causare anche l’avvelenamento di bambini e persone ignare.

Bisognerà attendere il morto umano per scatenare, come sempre in Italia, l’emergenza?

Articolo di WWF Abruzzo

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